C'era una volta una Ragazza, di quelle che si incrociano per strada milioni di volte.
Forse l'avete vista passare anche voi, durante una delle vostre passeggiate: passo svelto, come se sapesse sempre dove stava andando; sguardo basso, come se non fosse abbastanza da meritare di guardare negli occhi il prossimo.
Lo so, un identikit piuttosto generico, che - purtroppo - può riferirsi davvero ad una persona qualunque.
E qualunque lei si sentiva davvero, credete a me!
Non aveva particolari pregi, non aveva segni che la distinguessero dalla massa... non aveva amici, tra le altre cose, se non quelli virtuali.
Ah, nel virtuale quanti ne aveva, e anche molto importanti! Chissà perché su internet la apprezzavano in tanti, ma di persona era tutta un'altra cosa.
Era cominciata quand'era piccola, aveva imparato già dalle elementari a tollerare di stare con se stessa, come aveva imparato a sbattersi per essere accettata.
Inibire alcuni atteggiamenti del proprio carattere, fare favori, lasciarsi manipolare... qualunque cosa pur di avere qualche amico, o almeno un surrogato da fingere di credere tale.
Qualche persona aveva trovato, altrettante persone se l'erano lasciata alle spalle crescendo e cambiando e maturando. E qualcuno, diciamocelo, se l'era lasciato alle spalle anche lei, che in realtà aveva diritto di dire addio quanto tutti gli altri.
Un amico, due amici, tre amici... pochi, e con tanta fatica, tutti separatamente. La Ragazza aveva imparato che i gruppi non sono una gran cosa, si finiva sempre con una coalizione contro di lei, che si trattasse di escluderla o di fare gli ipocriti alle sue spalle.
Sembra una storia triste, ma è una storia di rinascita.
La Ragazza infatti, con i suoi difetti e le sue paure, senza un posto nel mondo e con quegli amici che si contavano sulle dita di una mano, un giorno inevitabilmente si è trovata ad avere a che fare con un gruppo di persone.
Qualcosa è cambiato, è entrata un po' di luce.
La Ragazza ha scoperto di aver perso tanto tempo con le persone sbagliate, troppo occupata a cercare disperatamente di essere accettata per capire che non serviva a niente.
Qualcuno di recente le ha detto, ridendo, che parla troppo. E' rimasta interdetta, ha avuto paura di doversi tirare indietro, poi però il miracolo: ha scoperto che, anche se parla troppo, qualcuno può accettarla ugualmente e prenderla così com'è, pacchetto completo, con pregi e difetti.
Ha scoperto che non c'era bisogno di sforzarsi di inibire il proprio carattere, perché agli altri stava bene così; ha scoperto di non dover fare favori per farsi accettare e, conseguentemente, ha scoperto la differenza di fare favori e aiutare perché le va, perché vuole bene a qualcuno.
Ha scoperto di non essere nessuno, come aveva sempre pensato. Era qualcuno, era se stessa, era viva, era accettata, era addirittura apprezzata.
Se la incontraste adesso sarebbe ancora una Ragazza qualunque, ma la vedreste passare per strada camminando a testa alta, guardandovi negli occhi, guardando il cielo, sorridendo trasognata ricordando un aneddoto della sera prima o della settimana scorsa.
E se le rivolgeste la parola, forse riuscirebbe ad essere addirittura se stessa, senza filtri, senza paura, senza chiedersi cosa pensate di lei: se la volete, allora è così. La scelta è vostra.
Questa storia è iniziata con un "C'era una volta", e vorrei tanto dirvi che finisce con un "e vissero per sempre felici e contenti", ma la verità è che non lo so.
La Ragazza ha trovato, sembra, un posto nel mondo; ha trovato un po' di luce nonostante il buio che conosce così bene; ha scoperto di non doversi sforzare così tanto, che quel che deve venire arriva da sé... ma non si può sapere cosa le porterà il domani. In ogni caso, ha deciso che vale la pena cercare di godere di tutte le cose belle che trova durante il suo viaggio. E ha capito di non percorrere la sua strada da sola, perché ci sono persone che fanno volentieri un tratto di strada con lei.
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martedì 2 giugno 2015
domenica 3 maggio 2015
Londra - giorno 3
Pensavate che avessi interrotto il mio resoconto di viaggio, vero? E invece no, avevo solo bisogno di una pausa, come vi ho raccontato in un post di scuse per inattività qualche tempo fa!
Vi ho lasciati dopo un secondo giorno passato tra TARDIS, cimitero monumentale e cibo etnico (ve lo siete perso? Come osate? Correte a leggervelo QUI) e ora ci ritroviamo tutti pronti per il terzo giorno, nonché purtroppo già il penultimo.
E' stato strano dover già dire: "Domani sera si torna a casa", ma ho cercato con tutta me stessa di non pensare a tutte le cose che avrei voluto fare e che, per forza di cose, non avrei trovato il tempo di fare e visitare.
E a proposito, il terzo giorno in quanto a visite è stato il più impegnativo, perché avevamo il nostro London Pass (un abbonamento che permette di visitare gratis un tot di attrazioni) pronto a fare faville e un programma fittissimo per far più cose possibili!
Come potete immaginare, visto che già dal primo giorno abbiamo camminato un sacco, al mattino volevo morire non appena ho messo i piedi a terra: che crampi ai polpacci! E oh, i talloni...
Fisicamente ero praticamente un catorcio, ma vi posso assicurare che, mentalmente, ero carichissima e super pronta alla nostra giornata di visite in giro per la città.
Prima tappa: il Globe Theatre il baracchino dei cupcake di Lola per la colazione dei campioni (obesi), poi Globe Theatre!
Confesso che, trattandosi di una ricostruzione e sapendo che non ci sarebbe stato molto da vedere, avevo un po' paura di pentirmi di aver scelto questa tappa, ma sono uscita dal teatro col sorriso sulle labbra, davvero!
Christine, la nostra guida, ha fatto da sola metà del lavoro: ci ha raccontato la storia del teatro con passione, con gli occhi pieni d'amore per quel posto. Credetemi, se l'aveste vista mentre, seduta sugli spalti, ci parlava del teatro originario e della ricostruzione... beh, avreste capito anche voi cosa intendo.
Non importa che sia una ricostruzione, quando sono finalmente entrata all'interno del Globe Theatre mi sono emozionata tantissimo, era davvero meraviglioso.
Non in ultimo, lo ammetto, ho pensato al Dottore e al suo "expelliarmus", e non ho mancato di chiedere a Christine se la scena fosse stata davvero recitata nel teatro.
Fortunatamente lei, che ho scoperto essere fan, ha saputo rispondere confermandomi che sì, Tennant aveva girato la scena proprio lì, anche se non ha saputo indicarmi il punto preciso (meglio così, avrei rischiato di leccare il pavimento).
Forse forse, è stata la visita più bella della giornata, nonostante sia durata una mezz'oretta (escludendo, però, i plastici e i costumi di scena che si potevano ammirare nell'attesa che iniziasse il tour guidato).
Breve ma intensa, io un salto ve lo consiglio, specie se vi capita una guida appassionata e carismatica come la nostra!
La nostra idea iniziale era di visitare la HMS Belfast, l'incrociatore ormeggiato nei pressi del Tower Bridge, ma purtroppo abbiamo rinunciato ancora prima di arrivare in quel di Londra, scoprendo che la visita avrebbe richiesto dalle due alle tre ore. La nostra visita lunga di punta sarebbe stata la Tower of London, quindi abbiamo scartato la Belfast ripromettendoci di tornare una terza volta e passare a visitarla.
Prossima tappa, già che dovevamo arrivare dall'altro lato del Tamigi: il piano superiore del Tower Bridge.
Lungo il corridoio superiore c'erano le fotografie e le descrizioni di diversi ponti, su cui devo ammettere non mi sono soffermata troppo, e il pavimento era di legno con alcune parti trasparenti per guardare di sotto.
Se vi capita, consiglio di far coincidere una vostra visita al Tower Bridge con la sua apertura, dev'essere magnifico guardarlo dall'altro mentre si divide in due per far passare qualche nave!
Tutte le date delle varie aperture le trovate su internet, quindi date un'occhiata.
Dopo il passaggio sul ponte superiore, abbiamo scoperto essere inclusa la visita alla sala macchine, con i vecchi motori a vapore originali.
Io non ci ho capito molto, in realtà, ma sono sicura che ad Enos sia piaciuto!
E' stata una visita breve che abbiamo incluso giusto perché era di strada, niente di speciale ma non dovendo pagare grazie al London Pass... perché no?
Prima di dirigerci verso la Tower of London, una volta usciti dalla sala motori, già che eravamo di nuovo dal lato sbagliato del ponte, abbiamo fatto un salto al Borough Market per smangiucchiare qualcosa.
Era tardino per pranzare e qualcosa aveva già chiuso, quindi non abbiamo avuto troppe alternative, ma almeno abbiamo avuto occasione di sederci nel parchetto di una cattedrale e gustarci il nostro pranzo con calma.
Poi, finalmente, la visita che stavo aspettando: la Tower of London!
La volta scorsa, nel 2012, c'ero stata soltanto davanti e un po' mi ero pentita di non essere entrata a visitarla.
Esistevano anche tour con guide in costume d'epoca, ma il nostro biglietto offerto dal London Pass non le prevedeva, così ci siamo presi l'audioguida, che sembrava tanto un cellulare di quelli enormi di una volta.
Col senno di poi, ne sarebbe bastata una perché il volume era regolabile, ma tanto abbiamo pagato tipo due sterline a testa.
Abbiamo ascoltato qualche aneddoto interessante durante la visita, ma devo dire che a differenza del Globe Theatre, che mi ha piacevolmente lasciato stupita... beh, da questo tour mi aspettavo qualcosina di più.
Tra l'altro la mia parte macabra aspettava di vedere la stanza delle torture, per poi scoprire che non ce n'era una, anche se abbiamo visitato la torre dove venivano rinchiusi i prigionieri.
Qui si potevano vedere le incisioni che hanno fatto all'epoca durante la prigionia, il che mi ha dato un po' i brividi per il forte eco del passato.
A quel punto però iniziavamo a sentirci davvero provati dalla camminata, perché si faceva un sacco di viavai e anche gli scalini non mancavano!
Tra l'altro, durante la nostra visita, abbiamo potuto sperimentare il tempo pazzo di Londra: dal sole, alla pioggia alla... beh, grandine!!!
(Fortunatamente la grandinata non è durata più di cinque minuti).
Una volta finito con l'audioguida, che nominava un sacco di volte la White Tower senza però spiegare cosa ci fosse ora al suo interno, siamo andati a dare una sbirciatina, non senza passare prima a guardare i gioielli della corona.
All'interno della White Tower abbiamo potuto ammirare armature d'epoca e simili, interessante, ma c'è voluto un altro bel po' di cammino prima che riuscissimo a riemergere, ancora più provati di prima, tanto che abbiamo deciso di saltare la visita al museo dei trasporti per limitarci alla crociera sul Tamigi.
Modificando il nostro programma, siamo quindi tornati in bus verso il Parlamento per partire da lì e tornare verso la Tower, perché la sera avevamo appuntamento in un pub della zona con Valentina, un'amica che da un po' si è trasferita in Inghilterra.
Non sapevo cosa aspettarmi dalla crociera sul Tamigi, devo dire che è stata piacevole.
L'interno del... non so come definirlo, battello? >.< da crociera è pieno di tavoli e sedie, con un bancone del bar all'estremità e una sala superiore dove si può ammirare Londra da sedili all'aperto.
Siccome morivo di freddo siamo rimasti dentro e mi sono scaldata con una cioccolata calda mentre facevo merenda con un muffin.
Riuscire finalmente a vedere il Tower Bridge - il mio monumento preferito - illuminato è stato meraviglioso ma, che ve lo dico a fare, ancora più bello è stato riabbracciare Vale e andarcene insieme a smangiucchiare qualcosa al pub davanti ad una birra.
Abbiamo assaggiato anche la famosa Chicken Pie e ho potuto constatare che le patate dolci fritte sono buonissime.
Inutile fare finta di non aver mangiato come dei maiali, è tutto documentato fotograficamente!
A mia discolpa, posso dire che si sa che in vacanza ci si dà alla pazza gioia... anche col proprio stomaco.
Durante la serata abbiamo riso tantissimo, non importa quanto stanchi fossimo e quanto a pezzi ce ne siamo poi tornati in albergo: è stato bello rivederci, raccontarci le ultime novità e mangiare insieme.
Specie poi quelle torte assassine cioccolatose che abbiamo ordinato e che non ricordo neanche più cosa fossero. Cioè, in realtà lo ricordo: un concentrato di grassi e diabete, ovviamente. Dettagli.
Un'ultima serata londinese degna di essere chiamata tale, in attesa dell'indomani, dell'ultima giornata in giro e del viaggio di ritorno verso casa.
A presto per il resoconto finale, prometto di non farvi aspettare un altro mese e mezzo!
Vi ho lasciati dopo un secondo giorno passato tra TARDIS, cimitero monumentale e cibo etnico (ve lo siete perso? Come osate? Correte a leggervelo QUI) e ora ci ritroviamo tutti pronti per il terzo giorno, nonché purtroppo già il penultimo.
E' stato strano dover già dire: "Domani sera si torna a casa", ma ho cercato con tutta me stessa di non pensare a tutte le cose che avrei voluto fare e che, per forza di cose, non avrei trovato il tempo di fare e visitare.
E a proposito, il terzo giorno in quanto a visite è stato il più impegnativo, perché avevamo il nostro London Pass (un abbonamento che permette di visitare gratis un tot di attrazioni) pronto a fare faville e un programma fittissimo per far più cose possibili!
Come potete immaginare, visto che già dal primo giorno abbiamo camminato un sacco, al mattino volevo morire non appena ho messo i piedi a terra: che crampi ai polpacci! E oh, i talloni...
Fisicamente ero praticamente un catorcio, ma vi posso assicurare che, mentalmente, ero carichissima e super pronta alla nostra giornata di visite in giro per la città.
Prima tappa:
Confesso che, trattandosi di una ricostruzione e sapendo che non ci sarebbe stato molto da vedere, avevo un po' paura di pentirmi di aver scelto questa tappa, ma sono uscita dal teatro col sorriso sulle labbra, davvero!
Christine, la nostra guida, ha fatto da sola metà del lavoro: ci ha raccontato la storia del teatro con passione, con gli occhi pieni d'amore per quel posto. Credetemi, se l'aveste vista mentre, seduta sugli spalti, ci parlava del teatro originario e della ricostruzione... beh, avreste capito anche voi cosa intendo.
Non in ultimo, lo ammetto, ho pensato al Dottore e al suo "expelliarmus", e non ho mancato di chiedere a Christine se la scena fosse stata davvero recitata nel teatro.
Fortunatamente lei, che ho scoperto essere fan, ha saputo rispondere confermandomi che sì, Tennant aveva girato la scena proprio lì, anche se non ha saputo indicarmi il punto preciso (meglio così, avrei rischiato di leccare il pavimento).
Forse forse, è stata la visita più bella della giornata, nonostante sia durata una mezz'oretta (escludendo, però, i plastici e i costumi di scena che si potevano ammirare nell'attesa che iniziasse il tour guidato).
Breve ma intensa, io un salto ve lo consiglio, specie se vi capita una guida appassionata e carismatica come la nostra!
La nostra idea iniziale era di visitare la HMS Belfast, l'incrociatore ormeggiato nei pressi del Tower Bridge, ma purtroppo abbiamo rinunciato ancora prima di arrivare in quel di Londra, scoprendo che la visita avrebbe richiesto dalle due alle tre ore. La nostra visita lunga di punta sarebbe stata la Tower of London, quindi abbiamo scartato la Belfast ripromettendoci di tornare una terza volta e passare a visitarla.
Lungo il corridoio superiore c'erano le fotografie e le descrizioni di diversi ponti, su cui devo ammettere non mi sono soffermata troppo, e il pavimento era di legno con alcune parti trasparenti per guardare di sotto.
Se vi capita, consiglio di far coincidere una vostra visita al Tower Bridge con la sua apertura, dev'essere magnifico guardarlo dall'altro mentre si divide in due per far passare qualche nave!
Tutte le date delle varie aperture le trovate su internet, quindi date un'occhiata.
Dopo il passaggio sul ponte superiore, abbiamo scoperto essere inclusa la visita alla sala macchine, con i vecchi motori a vapore originali.
Io non ci ho capito molto, in realtà, ma sono sicura che ad Enos sia piaciuto!
E' stata una visita breve che abbiamo incluso giusto perché era di strada, niente di speciale ma non dovendo pagare grazie al London Pass... perché no?
Prima di dirigerci verso la Tower of London, una volta usciti dalla sala motori, già che eravamo di nuovo dal lato sbagliato del ponte, abbiamo fatto un salto al Borough Market per smangiucchiare qualcosa.
Era tardino per pranzare e qualcosa aveva già chiuso, quindi non abbiamo avuto troppe alternative, ma almeno abbiamo avuto occasione di sederci nel parchetto di una cattedrale e gustarci il nostro pranzo con calma.
La volta scorsa, nel 2012, c'ero stata soltanto davanti e un po' mi ero pentita di non essere entrata a visitarla.
Esistevano anche tour con guide in costume d'epoca, ma il nostro biglietto offerto dal London Pass non le prevedeva, così ci siamo presi l'audioguida, che sembrava tanto un cellulare di quelli enormi di una volta.
Col senno di poi, ne sarebbe bastata una perché il volume era regolabile, ma tanto abbiamo pagato tipo due sterline a testa.
Abbiamo ascoltato qualche aneddoto interessante durante la visita, ma devo dire che a differenza del Globe Theatre, che mi ha piacevolmente lasciato stupita... beh, da questo tour mi aspettavo qualcosina di più.
Tra l'altro la mia parte macabra aspettava di vedere la stanza delle torture, per poi scoprire che non ce n'era una, anche se abbiamo visitato la torre dove venivano rinchiusi i prigionieri.
Qui si potevano vedere le incisioni che hanno fatto all'epoca durante la prigionia, il che mi ha dato un po' i brividi per il forte eco del passato.
A quel punto però iniziavamo a sentirci davvero provati dalla camminata, perché si faceva un sacco di viavai e anche gli scalini non mancavano!
Tra l'altro, durante la nostra visita, abbiamo potuto sperimentare il tempo pazzo di Londra: dal sole, alla pioggia alla... beh, grandine!!!
(Fortunatamente la grandinata non è durata più di cinque minuti).
Una volta finito con l'audioguida, che nominava un sacco di volte la White Tower senza però spiegare cosa ci fosse ora al suo interno, siamo andati a dare una sbirciatina, non senza passare prima a guardare i gioielli della corona.
All'interno della White Tower abbiamo potuto ammirare armature d'epoca e simili, interessante, ma c'è voluto un altro bel po' di cammino prima che riuscissimo a riemergere, ancora più provati di prima, tanto che abbiamo deciso di saltare la visita al museo dei trasporti per limitarci alla crociera sul Tamigi.
Modificando il nostro programma, siamo quindi tornati in bus verso il Parlamento per partire da lì e tornare verso la Tower, perché la sera avevamo appuntamento in un pub della zona con Valentina, un'amica che da un po' si è trasferita in Inghilterra.
Non sapevo cosa aspettarmi dalla crociera sul Tamigi, devo dire che è stata piacevole.
L'interno del... non so come definirlo, battello? >.< da crociera è pieno di tavoli e sedie, con un bancone del bar all'estremità e una sala superiore dove si può ammirare Londra da sedili all'aperto.
Siccome morivo di freddo siamo rimasti dentro e mi sono scaldata con una cioccolata calda mentre facevo merenda con un muffin.
Abbiamo assaggiato anche la famosa Chicken Pie e ho potuto constatare che le patate dolci fritte sono buonissime.
Inutile fare finta di non aver mangiato come dei maiali, è tutto documentato fotograficamente!
A mia discolpa, posso dire che si sa che in vacanza ci si dà alla pazza gioia... anche col proprio stomaco.
Durante la serata abbiamo riso tantissimo, non importa quanto stanchi fossimo e quanto a pezzi ce ne siamo poi tornati in albergo: è stato bello rivederci, raccontarci le ultime novità e mangiare insieme.
Specie poi quelle torte assassine cioccolatose che abbiamo ordinato e che non ricordo neanche più cosa fossero. Cioè, in realtà lo ricordo: un concentrato di grassi e diabete, ovviamente. Dettagli.
Un'ultima serata londinese degna di essere chiamata tale, in attesa dell'indomani, dell'ultima giornata in giro e del viaggio di ritorno verso casa.
A presto per il resoconto finale, prometto di non farvi aspettare un altro mese e mezzo!
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Vita quotidiana
venerdì 17 aprile 2015
Non è mica la fine!
Ok, non sapevo assolutamente come intitolare questo post, così gli ho dato il primo titolo che mi veniva in mente ed eccomi qui.
Si tratta semplicemente di un post di scuse per la mia recente inattività sul blog, sebbene sia consapevole di avere quattro gatti (mi piacciono, i gatti!) a seguirmi.
Nella più remota eventualità che qualcuno aspetti i miei nuovi post, quindi, mi scuso con tutto il cuore di essere inattiva in questo periodo.
Ci tengo, ad ogni modo, a specificare che non è qualcosa come "l'inizio della fine": amo questo blog, sebbene all'inizio fossi convinta che l'avrei abbandonato nel giro di un mese e voglio assolutamente portarlo avanti.
Solo, non è il momento giusto: è un periodo un po' così in cui non riesco a concentrarmi sulle cose, quindi non solo non riesco a concentrarmi sul blog: ho poca spinta anche per leggere o farmi le unghie (in ordine, l'argomento principale e quello secondario del blog, come potete vedere), quindi anche se riuscissi a stargli dietro... beh, in sostanza non avrei nulla di cui parlare, purtroppo.
Sto cercando almeno di fare il minimo indispensabile, ragione per cui lunedì ho partecipato al Recommendation Monday e per cui il primo aprile ho postato il riassunto delle letture di marzo, ma in questo momento,. credetemi, non ho la testa per fare di più, anche se è un vero peccato perché le idee fortunatamente non mancano!
Anzi, vi dirò di più: da un po' di tempo ho iniziato a frequentare un circolo dove si gioca, sono diventata più o meno una presenza fissa in quel posto, e ho provato tanti giochi nuovi e interessanti di cui, in futuro, vorrei parlarvi in una rubrica dedicata ai giochi da tavolo.
Quindi, spero di tornare più in forma di prima e di potervi intrattenere ancora meglio, parlandovi delle mie letture, mostrandovi i miei pasticci sulle unghie e portando avanti tutti gli altri piccoli argomenti secondari, aggiungendo inoltre le mie esperienze di gioco.
Sì, il mio blog è un'insalatona... ma a me piace così e spero che, in qualche modo, piaccia anche a voi!
Mi scuso anche con le blogger che seguo, soprattutto con Ilenia di "Libri di Cristallo" e Seli di "Ombre Angeliche": mi è sempre piaciuto commentare le vostre recensioni, ma sto frequentando poco in generale la piattaforma blogger!
Ad ogni modo, gente, mi sto impegnando a risolvere qualunque cosa mi tenga lontano da voi, quindi tornerò presto: è una promessa!
Si tratta semplicemente di un post di scuse per la mia recente inattività sul blog, sebbene sia consapevole di avere quattro gatti (mi piacciono, i gatti!) a seguirmi.
Nella più remota eventualità che qualcuno aspetti i miei nuovi post, quindi, mi scuso con tutto il cuore di essere inattiva in questo periodo.
Ci tengo, ad ogni modo, a specificare che non è qualcosa come "l'inizio della fine": amo questo blog, sebbene all'inizio fossi convinta che l'avrei abbandonato nel giro di un mese e voglio assolutamente portarlo avanti.
Solo, non è il momento giusto: è un periodo un po' così in cui non riesco a concentrarmi sulle cose, quindi non solo non riesco a concentrarmi sul blog: ho poca spinta anche per leggere o farmi le unghie (in ordine, l'argomento principale e quello secondario del blog, come potete vedere), quindi anche se riuscissi a stargli dietro... beh, in sostanza non avrei nulla di cui parlare, purtroppo.
Sto cercando almeno di fare il minimo indispensabile, ragione per cui lunedì ho partecipato al Recommendation Monday e per cui il primo aprile ho postato il riassunto delle letture di marzo, ma in questo momento,. credetemi, non ho la testa per fare di più, anche se è un vero peccato perché le idee fortunatamente non mancano!
Anzi, vi dirò di più: da un po' di tempo ho iniziato a frequentare un circolo dove si gioca, sono diventata più o meno una presenza fissa in quel posto, e ho provato tanti giochi nuovi e interessanti di cui, in futuro, vorrei parlarvi in una rubrica dedicata ai giochi da tavolo.
Quindi, spero di tornare più in forma di prima e di potervi intrattenere ancora meglio, parlandovi delle mie letture, mostrandovi i miei pasticci sulle unghie e portando avanti tutti gli altri piccoli argomenti secondari, aggiungendo inoltre le mie esperienze di gioco.
Sì, il mio blog è un'insalatona... ma a me piace così e spero che, in qualche modo, piaccia anche a voi!
Mi scuso anche con le blogger che seguo, soprattutto con Ilenia di "Libri di Cristallo" e Seli di "Ombre Angeliche": mi è sempre piaciuto commentare le vostre recensioni, ma sto frequentando poco in generale la piattaforma blogger!
Ad ogni modo, gente, mi sto impegnando a risolvere qualunque cosa mi tenga lontano da voi, quindi tornerò presto: è una promessa!
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Vita quotidiana
martedì 10 marzo 2015
Londra - giorno 2
Dopo aver riportato sul blog il resoconto della prima giornata a Londra (non l'avete ancora letto? CLICCATE QUI), eccomi finalmente pronta per parlarvi del secondo giorno, lunedì due marzo.
Dove eravamo rimasti? Ah, sì, siamo crollati nel nostro lettino di una piazza e mezzo esausti e con il mal di piedi, dopo esserci assicurati di aver puntato una sveglia per la mattina dopo.
Quando è suonata, vi lascio immaginare quanto fossimo in coma!
Già che ci siete, vedete di immaginare anche il dolore ai polpacci e ai talloni quando ho mosso i primi passi dopo essere scesa dal letto.
"Oggi vediamo di non esagerare con le camminate, visto che domani abbiamo una giornata tutta di visite a piedi!"
Potevano non essere le ultime parole famose?
A questo punto, è bene aprire una parentesi. Avevamo acquistato online il London Pass, una carta che ti dà accesso gratuitamente ad una sessantina di attrazioni, più lo sconto in alcuni negozi.
Noi abbiamo scelto quello da un giorno, costato cinquanta sterline a testa, quindi abbiamo fatto in modo di studiare un itinerario di visite che oltrepassasse quella cifra in modo da rendere effettivo il risparmio.
L'avremmo usato martedì, quindi era da andare a ritirare vicino a Leicester Square.
Premesso questo, ci siamo preparati e siamo usciti, direzione Covent Garden per un giretto, un cupcake da Lola's (una catena scoperta la sera prima, fanno dei cupcake fenomenali!) e poi, più tardi, tappa a Leicester Square per trovarci con Viviana, un'amica conosciuta online un paio d'anni fa, e ritirare il nostro ormai famoso London Pass.
La dieta, in vacanza, bisogna scordarsela: ci siamo presi una scatola di mini cupcake da nove per fare qualche assaggino: come potevamo resistere, visto e considerato che cupcake del genere in Italia non si trovano facilmente? Guardate la foto e ditemi se non avreste buttato anche voi il cibo sano alle ortiche, una volta tanto!
Nel frattempo è arrivata l'ora del nostro incontro con Viviana, e non avete idea di quanto sia bello incontrare finalmente qualcuno che si conosce virtualmente da un po' di tempo!
Insieme siamo andati a visitare due o tre librerie (perché, come molti di voi possono facilmente immaginare, io e Viviana ci siamo conosciute sulla mia pagina di libri), dove ho sbavato sulle splendide edizioni inglesi di Harry Potter.
In realtà abbiamo anche guardato nei negozi d'usato se c'era qualcosa di interessante, ma stranamente sono uscita a mani vuote.
Dopo aver ritirato il London Pass, siamo poi andati a sederci al Burger King di Leicester Square, perché avevamo detto che non avremmo camminato tanto, no? >.<
Una menzione d'onore la merita il distributore automatico di bevande: la Pepsi c'era in diverse varianti!
Noi abbiamo assaggiato quella vaniglia e ciliegia, lampone, arancia e infine vaniglia. Quella vaniglia mi ha un po' inquietata, ma la Pepsi all'arancia non era affatto male!
Abbiamo chiacchierato un bel po', poi ci siamo separati per proseguire a fare i turisti.
Prossima tappa? Earl's Court. Alzino la mano quelli che sanno cosa sarei andata a vedere!
Ok, ve lo dico io: ad Earl's Court c'è una TARDIS, la cabina blu del Dottore (Doctor Who).
Nel 2012, quando siamo stati a Londra la prima volta, ancora non lo seguivamo, ma ora che siamo fan non potevo perdermi una bella foto con la TARDIS! Chissà se, anche quella di Earl's Court, è "bigger on the inside"?
Ovviamente, non potevamo non scattarci una foto, gentilmente offertaci da un tipo che stava aspettando lì appostato di trovare qualche fan che notasse la TARDIS per farsene scattare una a sua volta.
Nei dintorni non c'era molto altro che c'interessasse visitare, se non... beh, un cimitero!
Trattasi del Brompton Cemetery, che teoricamente è un cimitero, ma praticamente... viene usato come parco pubblico!
Non è strano trovare persone che passeggiano sul viale principale del cimitero, né incontrare gente che porta a spasso i cani o giovani che fanno jogging.
Per quanto riguarda noi, ci è stato consigliata una visita da un'amica, quindi già che c'eravamo abbiamo fatto un salto.
Ovviamente, la prima cosa che mi viene in mente, è... DON'T BLINK, tanto per restare in tema Dottore.
Scherzi a parte, il cimitero è molto bello e suggestivo, siamo arrivati praticamente in fondo al viale principale e poi, tornando indietro, ne abbiamo percorso uno laterale, godendoci il sole e l'atmosfera particolare del luogo.
Vi consiglio una visita e magari, se non avrete i piedi distrutti quanto noi, potrete passeggiare un po' più di noi, che ormai stavamo agonizzando.
Prossima volta che vado in vacanza, devo ricordare di portarmi delle scarpe ancora più comode, non ci siamo proprio!
La stessa amica che ci ha consigliato un saltino al cimitero, ci aveva parlato di una rosticceria indiana in una traversa proprio di fronte alla TARDIS, quindi abbiamo deciso di pranzare lì.
Ora, a me la cucina etnica piace molto, ma devo confessarvi che non so mangiare piccante. E sono già migliorata, una volta non riuscivo neanche a mangiare la salsa dei nachos... sì, proprio quella dolciastra del supermercato, che ora mi rendo conto non picca quasi per niente, ma che una volta sapeva farmi andare a fuoco.
Nella rosticceria c'è qualche tavolino, quindi ci siamo seduti e abbiamo dato un'occhiata al menù.
A fianco alla maggior parte dei piatti era segnato il simbolo dei peperoncini, da uno a quattro a seconda della piccantezza. I piatti dove non figurava neanche un peperoncino saranno stati tre o quattro.
Al che, sono andata davanti al bancone con tutti i piatti a dare un'occhiata e farmi consigliare dal ragazzo dietro il bancone, spiegandogli che non sono molto brava col piccante, che riesco a tollerare solo se è giusto un pochiiiiiiiiino piccante, ma di più faccio fatica.
Mi ha consigliato qualche piatto con un solo peperoncino a menù, e mi sono fidata.
Ecco, la prima cosa che mi è stata chiara quando ho provato ad assaggiare, è che il loro "poco piccante" è parecchio diverso dal mio.
Dopo due morsi, mi pizzicava la gola, tossivo e lacrimavo. ED ERANO PIATTI POCO PICCANTI.
Insomma, se mangiate poco piccante qui in Italia, non andate mai ad un ristorante indiano a Londra, o ci restate secchi, come minimo.
Peccato davvero, perché in realtà era tutto molto buono.
A quel punto, siamo tornati verso la zona Tower of London, perché volevamo visitare "St. Dunstan in the East", una chiesa che subì i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e che ora, rimasta abbandonata, è diventata un giardino pubblico.
Purtroppo era chiusa per ristrutturazione. Ci sono rimasta malissimo, non lo nego, però mi riservo di visitarla in futuro, perché a Londra tanto per cambiare voglio assolutamente tornarci.
Dalla foto purtroppo non traspare molto, ma è tutto ciò che, fondamentalmente, sono riuscita a fotografare dall'esterno del cancello chiuso. SIGH.
Se visitate Londra, fateci un salto anche da parte mia, ragazzi!
Dopo la visita mancata, siamo tornati verso Leicester Square e zone limitrofe per andare alla Tea House dove eravamo stati nel 2012 e fare un salto a Forbidden Planet, anche questo già visitato in passato.
Per Forbidden Planet è stato un parto, più o meno. Non ricordavamo dove fosse di preciso e non eravamo in zone con copertura wifi, quindi abbiamo cercato qualcuno a cui chiedere.
Avete presente quanto sia difficile trovare un londinese a Londra? Quantomeno, trovarli li trovi, ma hanno sempre le cuffie nelle orecchie e lo sguardo basso, quindi è difficile approcciarli e chiedere loro informazioni.
Inoltre, cercavo per lo più di chiedere a qualche giovane, magari conosceva più facilmente il posto.
Primo tentativo, o non capiscono me, o davvero non sanno cosa sia Forbidden Planet.
Secondo tentativo, una coppia, lui che mi chiede cosa sia Forbidden Planet, l'altra che dice: "Ah, è il negozio di..." (qui non capisco cosa dice, ma di certo non "fumetti" o qualche cosa che indichi davvero che sappia cos'è il negozio).
Insomma, alla fine chi fa da sé fa per tre, siamo riusciti a trovare un punto wifi e a consultare google maps.
Evidentemente, Forbidden Planet è così "forbidden" che i londinesi neanche ci si avvicinano (ed io a quanto pare sono stata contagiata dal loro umorismo).
Abbiamo avuto giusto il tempo di un giretto veloce prima che chiudessero i battenti, poi siamo passati a Chinatown a comprare nientemeno che dei ramen istantanei da preparare con il bollitore della nostra camera d'albergo, più due cupcake di Lola (shh, non commentate) e dei baozi, delle specie di panini al vapore ripieni di carne che trovate un po' ovunque nelle rosticcerie di Chinatown.
E hanno pure delle dimensioni importanti, come potete vedere nella foto a destra!!!
Quella sera siamo rientrati presto in albergo, più che consapevoli che ci aspettava una giornata di fuoco a correre qua e là sfruttando il nostro pass, e specialmente immaginando una lunga visita alla Tower (e a ragione, ma di questo parlerò nel terzo post).
Abbiamo anche sperimentato la doccia in comune... vi dico solo che è stato un incubo cercare di mettermi i pantaloni senza bagnarli, perché essendo una stanza tutta adibita a doccia il pavimento si bagna fino alla porta, ma volevo evitare di uscire con addosso l'asciugamano e incrociare qualcuno, non sarebbe stato un bello spettacolo!
La giornata finisce qui, con noi che - ancora una volta - ci buttiamo in coma a letto, pronti ad un'altra giornata londinese di cui presto vi parlerò!
Come al solito, se avete seguito il mio barboso resoconto spero vorrete lasciare traccia del vostro passaggio. Alla prossima!
Dove eravamo rimasti? Ah, sì, siamo crollati nel nostro lettino di una piazza e mezzo esausti e con il mal di piedi, dopo esserci assicurati di aver puntato una sveglia per la mattina dopo.
Quando è suonata, vi lascio immaginare quanto fossimo in coma!
Già che ci siete, vedete di immaginare anche il dolore ai polpacci e ai talloni quando ho mosso i primi passi dopo essere scesa dal letto.
"Oggi vediamo di non esagerare con le camminate, visto che domani abbiamo una giornata tutta di visite a piedi!"
Potevano non essere le ultime parole famose?
A questo punto, è bene aprire una parentesi. Avevamo acquistato online il London Pass, una carta che ti dà accesso gratuitamente ad una sessantina di attrazioni, più lo sconto in alcuni negozi.
Noi abbiamo scelto quello da un giorno, costato cinquanta sterline a testa, quindi abbiamo fatto in modo di studiare un itinerario di visite che oltrepassasse quella cifra in modo da rendere effettivo il risparmio.
L'avremmo usato martedì, quindi era da andare a ritirare vicino a Leicester Square.
La dieta, in vacanza, bisogna scordarsela: ci siamo presi una scatola di mini cupcake da nove per fare qualche assaggino: come potevamo resistere, visto e considerato che cupcake del genere in Italia non si trovano facilmente? Guardate la foto e ditemi se non avreste buttato anche voi il cibo sano alle ortiche, una volta tanto!
Nel frattempo è arrivata l'ora del nostro incontro con Viviana, e non avete idea di quanto sia bello incontrare finalmente qualcuno che si conosce virtualmente da un po' di tempo!
Insieme siamo andati a visitare due o tre librerie (perché, come molti di voi possono facilmente immaginare, io e Viviana ci siamo conosciute sulla mia pagina di libri), dove ho sbavato sulle splendide edizioni inglesi di Harry Potter.
In realtà abbiamo anche guardato nei negozi d'usato se c'era qualcosa di interessante, ma stranamente sono uscita a mani vuote.
Una menzione d'onore la merita il distributore automatico di bevande: la Pepsi c'era in diverse varianti!
Noi abbiamo assaggiato quella vaniglia e ciliegia, lampone, arancia e infine vaniglia. Quella vaniglia mi ha un po' inquietata, ma la Pepsi all'arancia non era affatto male!
Abbiamo chiacchierato un bel po', poi ci siamo separati per proseguire a fare i turisti.
Prossima tappa? Earl's Court. Alzino la mano quelli che sanno cosa sarei andata a vedere!
Ok, ve lo dico io: ad Earl's Court c'è una TARDIS, la cabina blu del Dottore (Doctor Who).
Nel 2012, quando siamo stati a Londra la prima volta, ancora non lo seguivamo, ma ora che siamo fan non potevo perdermi una bella foto con la TARDIS! Chissà se, anche quella di Earl's Court, è "bigger on the inside"?
Nei dintorni non c'era molto altro che c'interessasse visitare, se non... beh, un cimitero!
Trattasi del Brompton Cemetery, che teoricamente è un cimitero, ma praticamente... viene usato come parco pubblico!
Non è strano trovare persone che passeggiano sul viale principale del cimitero, né incontrare gente che porta a spasso i cani o giovani che fanno jogging.
Per quanto riguarda noi, ci è stato consigliata una visita da un'amica, quindi già che c'eravamo abbiamo fatto un salto.
Ovviamente, la prima cosa che mi viene in mente, è... DON'T BLINK, tanto per restare in tema Dottore.
Scherzi a parte, il cimitero è molto bello e suggestivo, siamo arrivati praticamente in fondo al viale principale e poi, tornando indietro, ne abbiamo percorso uno laterale, godendoci il sole e l'atmosfera particolare del luogo.
Vi consiglio una visita e magari, se non avrete i piedi distrutti quanto noi, potrete passeggiare un po' più di noi, che ormai stavamo agonizzando.
Prossima volta che vado in vacanza, devo ricordare di portarmi delle scarpe ancora più comode, non ci siamo proprio!
La stessa amica che ci ha consigliato un saltino al cimitero, ci aveva parlato di una rosticceria indiana in una traversa proprio di fronte alla TARDIS, quindi abbiamo deciso di pranzare lì.
Ora, a me la cucina etnica piace molto, ma devo confessarvi che non so mangiare piccante. E sono già migliorata, una volta non riuscivo neanche a mangiare la salsa dei nachos... sì, proprio quella dolciastra del supermercato, che ora mi rendo conto non picca quasi per niente, ma che una volta sapeva farmi andare a fuoco.
Nella rosticceria c'è qualche tavolino, quindi ci siamo seduti e abbiamo dato un'occhiata al menù.
A fianco alla maggior parte dei piatti era segnato il simbolo dei peperoncini, da uno a quattro a seconda della piccantezza. I piatti dove non figurava neanche un peperoncino saranno stati tre o quattro.
Al che, sono andata davanti al bancone con tutti i piatti a dare un'occhiata e farmi consigliare dal ragazzo dietro il bancone, spiegandogli che non sono molto brava col piccante, che riesco a tollerare solo se è giusto un pochiiiiiiiiino piccante, ma di più faccio fatica.
Mi ha consigliato qualche piatto con un solo peperoncino a menù, e mi sono fidata.
Ecco, la prima cosa che mi è stata chiara quando ho provato ad assaggiare, è che il loro "poco piccante" è parecchio diverso dal mio.
Dopo due morsi, mi pizzicava la gola, tossivo e lacrimavo. ED ERANO PIATTI POCO PICCANTI.
Insomma, se mangiate poco piccante qui in Italia, non andate mai ad un ristorante indiano a Londra, o ci restate secchi, come minimo.
Peccato davvero, perché in realtà era tutto molto buono.
Purtroppo era chiusa per ristrutturazione. Ci sono rimasta malissimo, non lo nego, però mi riservo di visitarla in futuro, perché a Londra tanto per cambiare voglio assolutamente tornarci.
Dalla foto purtroppo non traspare molto, ma è tutto ciò che, fondamentalmente, sono riuscita a fotografare dall'esterno del cancello chiuso. SIGH.
Se visitate Londra, fateci un salto anche da parte mia, ragazzi!
Dopo la visita mancata, siamo tornati verso Leicester Square e zone limitrofe per andare alla Tea House dove eravamo stati nel 2012 e fare un salto a Forbidden Planet, anche questo già visitato in passato.
Per Forbidden Planet è stato un parto, più o meno. Non ricordavamo dove fosse di preciso e non eravamo in zone con copertura wifi, quindi abbiamo cercato qualcuno a cui chiedere.
Avete presente quanto sia difficile trovare un londinese a Londra? Quantomeno, trovarli li trovi, ma hanno sempre le cuffie nelle orecchie e lo sguardo basso, quindi è difficile approcciarli e chiedere loro informazioni.
Inoltre, cercavo per lo più di chiedere a qualche giovane, magari conosceva più facilmente il posto.
Primo tentativo, o non capiscono me, o davvero non sanno cosa sia Forbidden Planet.
Secondo tentativo, una coppia, lui che mi chiede cosa sia Forbidden Planet, l'altra che dice: "Ah, è il negozio di..." (qui non capisco cosa dice, ma di certo non "fumetti" o qualche cosa che indichi davvero che sappia cos'è il negozio).
Insomma, alla fine chi fa da sé fa per tre, siamo riusciti a trovare un punto wifi e a consultare google maps.
Evidentemente, Forbidden Planet è così "forbidden" che i londinesi neanche ci si avvicinano (ed io a quanto pare sono stata contagiata dal loro umorismo).
E hanno pure delle dimensioni importanti, come potete vedere nella foto a destra!!!
Quella sera siamo rientrati presto in albergo, più che consapevoli che ci aspettava una giornata di fuoco a correre qua e là sfruttando il nostro pass, e specialmente immaginando una lunga visita alla Tower (e a ragione, ma di questo parlerò nel terzo post).
Abbiamo anche sperimentato la doccia in comune... vi dico solo che è stato un incubo cercare di mettermi i pantaloni senza bagnarli, perché essendo una stanza tutta adibita a doccia il pavimento si bagna fino alla porta, ma volevo evitare di uscire con addosso l'asciugamano e incrociare qualcuno, non sarebbe stato un bello spettacolo!
La giornata finisce qui, con noi che - ancora una volta - ci buttiamo in coma a letto, pronti ad un'altra giornata londinese di cui presto vi parlerò!
Come al solito, se avete seguito il mio barboso resoconto spero vorrete lasciare traccia del vostro passaggio. Alla prossima!
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giovedì 5 marzo 2015
Londra - giorno 1
Se avete letto QUESTO POST, sapete che sono appena riuscita a tornare a Londra.
Se non l'avete letto, è facile che non lo sappiate pur essendo tra i miei contatti facebook, perché dovete sapere che sono altamente paranoica, quindi non volevo dirlo a voce troppo alta: avevo paura che alla fine, per un motivo o per l'altro, non sarei riuscita a partire!
E invece...
Se vorrete accompagnarmi in questo viaggio virtuale che ripercorre i miei passi, ne sarò felicissima!
Adesso, per prima cosa, siete pregati di immaginare Claudia la sera prima della partenza, che va in modalità frenesia come nei videogiochi e inizia a correre avanti e indietro come una pazza furiosa per finire tutte le cose da fare prima di partire. Fatto?
Ok, ora immaginatela a mezzanotte, sotto le coperte, mentre cerca di dormire e si sente come un bambino che aspetta Babbo Natale. Fatto? Bene.
In ultimo, immaginate una Claudia che si addormenta verso l'una per poi risvegliarsi alle due e quarantacinque del mattino. Un caso? No, è solo la sveglia che è suonata!
Essere euforici e in coma da sonno al tempo stesso? Si può, signori e signore, è scientificamente provato dalla sottoscritta!
Non chiedetemi come ho fatto a lavarmi, vestirmi e soprattutto truccarmi alle tre del mattino senza mettermi le mutande in testa o farmi gli occhi da panda: non lo so neanche io, ma ci sono riuscita.
Evito di dilungarmi sul viaggio verso l'aeroporto e sul volo, vi basti sapere che ci siamo beccati una scolaresca in gita (che per fortuna non ha fatto casino, forse erano tutti consapevoli che fossero tipo le sei del mattino) e che purtroppo nessuno ci ha risparmiato quel momento imbarazzante dell'applauso all'atterraggio.
Ah, sì, e ovviamente io sembravo una bambina di cinque anni in tutto e per tutto, e più o meno avevo una paresi facciale per il sorrisone fisso.
La prima cosa che abbiamo fatto appena arrivati? Non c'è neppure da chiederselo: colazione!
All'aeroporto c'erano dei bagel con la base di diversi gusti e farcibili a scelta, quindi siccome non ne avevo mai mangiato uno abbiamo approfittato e ci siamo presi due bagel banana e nutella, uno con la base semplice e l'altro alla cannella.
DI-VI-NI!
Avrei voluto fotografarli in maniera più decente, ma c'era un vento assurdo e quindi già era difficile mangiarli, figuriamoci fotografarli in modo che sembrassero golosi come in realtà erano! Accontentatevi di questa fotografia orrenda.
Pieni e contenti (e con me sempre in preda alla mia paresi facciale), abbiamo preso l'autobus che ci avrebbe portato da Stansted al centro di Londra, finalmente.
Se avete qualche dubbio sulla mia famosa paresi facciale, ho le prove:
Lo confesso: pensavo che mi sarei commossa una volta arrivata a King's Cross, dove avevamo alloggiato anchela volta scorsa, invece sono stata presa da un fastidiosissimo senso di irrealtà.
Non so se vi è mai capitato, ma semplicemente non riuscivo a rendermi conto che eravamo davvero a Londra, finalmente, quindi non riuscivo ad essere felice quanto avrei potuto.
Se non avete mai provato questa sensazione temo sia difficile da inquadrare, ma se vi è successo... allora potrete comprendere la mia frustrazione!
Siamo andati a fare il check in, ma la nostra stanza, ci hanno detto, sarebbe stata pronta dalle due in poi.
Le undici: mancavano ancora tre ore, quindi abbiamo deciso di fare un salto a Camden Town per pranzare alle bancarelle.
PESSIMA IDEA: non andate mai a Camden di domenica se non vi piace stare in mezzo a così tanta gente da non riuscire a camminare!
Tra lo scegliere cosa mangiare e il districarsi tra la folla, ci avremo messo un'ora per mettere le mani sul cibo... che cibo, però!
Abbiamo scelto degli hamburger davvero molto buoni (e ipercalorici, come stai amico colesterolo?) e siamo andati a mangiarceli lungo i canali.
Qui, la prima vera botta di sfiga: il forte vento ci ha lanciato addosso le vaschettine vuote e io mi sono macchiata i pantaloni, mentre Enos la felpa.
Per tre giorni, avevamo portato un solo cambio, ergo: non era molto di buon auspicio macchiarsi dopo sole tre orette in centro città!
Ce ne siamo poi andati a fare un giretto a Primrose Hill, non lontano da Camden, un parco con un bel punto panoramico in cima alla collina.
Il parco era pienissimo, e mi ha divertito molto vedere tanti cani a spasso con i loro padroni, tutti senza guinzaglio.
Forse i cani inglesi hanno una marcia in più: nessuno di loro ha provato a sbranarsi neanche una sola volta, pur essendo tutti cani che non si conoscevano tra loro!
C'era anche un cagnolino con la palla che andava da gente a caso - Enos compreso - a farsela tirare. Veramente simpatico, devo dire che mi ha fatto scordare per un attimo di essere in giro con una macchia d'unto sui pantaloni -.-'
All'inizio volevamo andare a fare un giro a Little Venice, sempre in zona, ma poi abbiamo optato, tra stanchezza e mal di piedi, per il tragitto più "corto" attraversando Regent's Park.
Perché corto è tra virgolette? Perché in realtà era lunghissimo comunque!
Siamo arrivati all'albergo esausti, non prima di passare al supermercato a comprare due o tre cose utili, compreso ovviamente uno smacchiatore (SPOILER: ha fatto miracoli e jeans e felpa si sono salvati, risparmiandoci lo shopping salvavita).
La nostra stanza d'albergo? Più o meno un buco, ma come si suol dire "le dimensioni non contano": dovevamo giusto giusto dormirci - per non dire collassarci esausti - la sera, non ci serviva chissà che spazio.
La nota dolente è il fatto che solo il giorno prima abbiamo scoperto che il bagno era in comune.
Il lavabo era in camera, il water solo soletto in una stanza a parte e la doccia in un'altra stanza.
Siamo arrivati giusto in tempo, devo dire: nonostante il sole che vedete in foto, di punto in bianco ha iniziato a piovere e tuonare. Eccolo il tempo imprevedibile londinese di cui tanto ho sentito parlare!
Abbiamo approfittato della forte pioggia per riposarci un po' e tempo un'oretta eravamo di nuovo fuori, io sempre con quello spiacevole senso d'irrealtà addosso, purtroppo.
Piccolo pit stop al negozio di Harry Potter dentro la stazione di King's Cross, ma siamo usciti quasi subito: costava tutto una follia! Un esempio? Il biglietto dell'Hogwarts Express, che altro non era che un foglietto, alla fin fine, costava la bellezza di una sterlina e 95 cent.
Potete pensare che sia tirchia e tirar fuori la solita stronzata sui liguri col braccino corto, ma seriamente: perché avrei dovuto spendere l'equivalente di quasi tre euro per un foglietto grande quanto il palmo della mia mano?
Ho sbavato un po' sulla sciarpa Corvonero, ma quando ho visto il prezzo ho deciso che stava meglio dov'era: trentadue sterline (quasi quarantacinque euro)! Davvero troppo, considerando che avevamo pagato la vacanza e avremmo pagato cibo, trasporti ed eventuali visite. A malincuore, è rimasta lì.
Dove andiamo? Dove non andiamo? Alla fine abbiamo optato per un giretto a Trafalgar Square e zone limitrofe.
Alla metro di Leicester Square facciamo tappa al punto informazioni e noto un ragazzo due persone avanti a noi, in fila.
Do di gomito a Enos: "Quel tipo non somiglia al cuoco di Galavant"?
Enos nella sua versione più inutile non esprime pareri e io liquido la faccenda: figuriamoci.
Arriva il turno del ragazzo e lo sento parlare.
Mi giro verso Enos con gli occhi fuori dalle orbite e la mascella che casca: la voce era giusta, voglio dire: ho sentito Vincenzo lo chef parlare e cantare in otto episodi di Galavant, quella voce la ricordo!
"Chiediglielo", mi dice Enos, e io che ho la faccia come il culo gli ho dato ovviamente ragione.
Mi sono avvicinata e, in inglese, gli ho chiesto se potevo fargli una domanda.
Poi, sempre esibendo la mia miglior faccia da culo, gli ho chiesto: "Sei un attore?"
Già, non ricordavo il nome, sapevo solo che iniziava per D! >.<
Adesso mi dice di no e mi chiede ca**o voglio, sicuro!
Invece, risponde di sì e io, che oltre alla faccia da culo so essere davvero psicopatica, lancio un urletto deliziato e gli stringo la mano con un "OH MY GOD!"
Niente, non so trattenere l'entusiasmo, che ci posso fare?
Gli dico che l'ho seguito su Galavant e My Mad Fat Diary e gli chiedo se posso per caso avere un autografo, e lui è così terribilmente gentile e disponibile da poggiare il suo borsone (più grande di lui) e afferrare il blocchetto e la penna che gli tendo per firmarmi un autografo.
"Non è che ti dispiacerebbe anche una foto insieme?"
"Ma certo!"
Seriamente, è stato gentilissimo, super disponibile e forse forse non mi ha neanche considerato più di tanto psicopatica, tanto più che poi ha risposto al mio Tweet dove lo ringraziavo e chiedendomi di mandargli la foto.
L'euforia e l'incredulità per questo incontro mi sono durate un beeeeel po', facendomi finalmente rendere davvero conto di essere nella mia amata Londra, a rivisitare i luoghi che avevo tanto apprezzato e scoprirne di nuovi.
Nonostante il freddo intenso (meno male che avevamo portato i guanti!) ci siamo concessi un giretto tra Trafalgar Square, Leicester Square, Piccadilly Circus e Chinatown.
Ci siamo anche allungati fino al Parlamento perché avevo voglia di ammirare, ancora una volta, il Big Ben in notturna.
Ecco, quando l'ho visto mi sono davvero commossa pur non piangendo.
Ce l'avevo fatta, ero tornata! Non ci credevo neanch'io.
Eravamo stanchissimi e infreddoliti tra l'aria gelida e la lunga camminata fin dal mattino, oltre il sonno che avanzava (non dimenticate che avevo dormito neanche due ore), ma ci siamo ugualmente spinti a Westminster Abbey, che non avevamo mai visto illuminata di notte.
Ero in pace con me stessa e con il mondo, davvero. Stanca, ma felice.
Non c'è molto altro da dire sul nostro primo giorno, e meno male: direi che ho scritto abbastanza, e non so neanche se qualcuno arriverà a leggere fino in fondo a questo post.
Siamo semplicemente tornati in albergo, con i piedi che chiedevano pietà, e siamo più o meno collassati a letto XD
Se siete arrivati fino alla fine del mio (non così) breve riassunto della prima giornata, vi ringrazio di cuore e spero che vorrete proseguire a leggere gli altri tre post!
Se non l'avete letto, è facile che non lo sappiate pur essendo tra i miei contatti facebook, perché dovete sapere che sono altamente paranoica, quindi non volevo dirlo a voce troppo alta: avevo paura che alla fine, per un motivo o per l'altro, non sarei riuscita a partire!
E invece...
Se vorrete accompagnarmi in questo viaggio virtuale che ripercorre i miei passi, ne sarò felicissima!
Adesso, per prima cosa, siete pregati di immaginare Claudia la sera prima della partenza, che va in modalità frenesia come nei videogiochi e inizia a correre avanti e indietro come una pazza furiosa per finire tutte le cose da fare prima di partire. Fatto?
Ok, ora immaginatela a mezzanotte, sotto le coperte, mentre cerca di dormire e si sente come un bambino che aspetta Babbo Natale. Fatto? Bene.
In ultimo, immaginate una Claudia che si addormenta verso l'una per poi risvegliarsi alle due e quarantacinque del mattino. Un caso? No, è solo la sveglia che è suonata!
Essere euforici e in coma da sonno al tempo stesso? Si può, signori e signore, è scientificamente provato dalla sottoscritta!
Non chiedetemi come ho fatto a lavarmi, vestirmi e soprattutto truccarmi alle tre del mattino senza mettermi le mutande in testa o farmi gli occhi da panda: non lo so neanche io, ma ci sono riuscita.
Evito di dilungarmi sul viaggio verso l'aeroporto e sul volo, vi basti sapere che ci siamo beccati una scolaresca in gita (che per fortuna non ha fatto casino, forse erano tutti consapevoli che fossero tipo le sei del mattino) e che purtroppo nessuno ci ha risparmiato quel momento imbarazzante dell'applauso all'atterraggio.
Ah, sì, e ovviamente io sembravo una bambina di cinque anni in tutto e per tutto, e più o meno avevo una paresi facciale per il sorrisone fisso.
All'aeroporto c'erano dei bagel con la base di diversi gusti e farcibili a scelta, quindi siccome non ne avevo mai mangiato uno abbiamo approfittato e ci siamo presi due bagel banana e nutella, uno con la base semplice e l'altro alla cannella.
DI-VI-NI!
Avrei voluto fotografarli in maniera più decente, ma c'era un vento assurdo e quindi già era difficile mangiarli, figuriamoci fotografarli in modo che sembrassero golosi come in realtà erano! Accontentatevi di questa fotografia orrenda.
Pieni e contenti (e con me sempre in preda alla mia paresi facciale), abbiamo preso l'autobus che ci avrebbe portato da Stansted al centro di Londra, finalmente.
Se avete qualche dubbio sulla mia famosa paresi facciale, ho le prove:
Lo confesso: pensavo che mi sarei commossa una volta arrivata a King's Cross, dove avevamo alloggiato anchela volta scorsa, invece sono stata presa da un fastidiosissimo senso di irrealtà.
Non so se vi è mai capitato, ma semplicemente non riuscivo a rendermi conto che eravamo davvero a Londra, finalmente, quindi non riuscivo ad essere felice quanto avrei potuto.
Se non avete mai provato questa sensazione temo sia difficile da inquadrare, ma se vi è successo... allora potrete comprendere la mia frustrazione!
Siamo andati a fare il check in, ma la nostra stanza, ci hanno detto, sarebbe stata pronta dalle due in poi.
Le undici: mancavano ancora tre ore, quindi abbiamo deciso di fare un salto a Camden Town per pranzare alle bancarelle.
PESSIMA IDEA: non andate mai a Camden di domenica se non vi piace stare in mezzo a così tanta gente da non riuscire a camminare!
Tra lo scegliere cosa mangiare e il districarsi tra la folla, ci avremo messo un'ora per mettere le mani sul cibo... che cibo, però!
Abbiamo scelto degli hamburger davvero molto buoni (e ipercalorici, come stai amico colesterolo?) e siamo andati a mangiarceli lungo i canali.
Qui, la prima vera botta di sfiga: il forte vento ci ha lanciato addosso le vaschettine vuote e io mi sono macchiata i pantaloni, mentre Enos la felpa.
Per tre giorni, avevamo portato un solo cambio, ergo: non era molto di buon auspicio macchiarsi dopo sole tre orette in centro città!
Ce ne siamo poi andati a fare un giretto a Primrose Hill, non lontano da Camden, un parco con un bel punto panoramico in cima alla collina.
Il parco era pienissimo, e mi ha divertito molto vedere tanti cani a spasso con i loro padroni, tutti senza guinzaglio.
Forse i cani inglesi hanno una marcia in più: nessuno di loro ha provato a sbranarsi neanche una sola volta, pur essendo tutti cani che non si conoscevano tra loro!
C'era anche un cagnolino con la palla che andava da gente a caso - Enos compreso - a farsela tirare. Veramente simpatico, devo dire che mi ha fatto scordare per un attimo di essere in giro con una macchia d'unto sui pantaloni -.-'
All'inizio volevamo andare a fare un giro a Little Venice, sempre in zona, ma poi abbiamo optato, tra stanchezza e mal di piedi, per il tragitto più "corto" attraversando Regent's Park.
Perché corto è tra virgolette? Perché in realtà era lunghissimo comunque!
Siamo arrivati all'albergo esausti, non prima di passare al supermercato a comprare due o tre cose utili, compreso ovviamente uno smacchiatore (SPOILER: ha fatto miracoli e jeans e felpa si sono salvati, risparmiandoci lo shopping salvavita).
La nostra stanza d'albergo? Più o meno un buco, ma come si suol dire "le dimensioni non contano": dovevamo giusto giusto dormirci - per non dire collassarci esausti - la sera, non ci serviva chissà che spazio.
La nota dolente è il fatto che solo il giorno prima abbiamo scoperto che il bagno era in comune.
Il lavabo era in camera, il water solo soletto in una stanza a parte e la doccia in un'altra stanza.
Siamo arrivati giusto in tempo, devo dire: nonostante il sole che vedete in foto, di punto in bianco ha iniziato a piovere e tuonare. Eccolo il tempo imprevedibile londinese di cui tanto ho sentito parlare!
Abbiamo approfittato della forte pioggia per riposarci un po' e tempo un'oretta eravamo di nuovo fuori, io sempre con quello spiacevole senso d'irrealtà addosso, purtroppo.
Piccolo pit stop al negozio di Harry Potter dentro la stazione di King's Cross, ma siamo usciti quasi subito: costava tutto una follia! Un esempio? Il biglietto dell'Hogwarts Express, che altro non era che un foglietto, alla fin fine, costava la bellezza di una sterlina e 95 cent.
Potete pensare che sia tirchia e tirar fuori la solita stronzata sui liguri col braccino corto, ma seriamente: perché avrei dovuto spendere l'equivalente di quasi tre euro per un foglietto grande quanto il palmo della mia mano?
Ho sbavato un po' sulla sciarpa Corvonero, ma quando ho visto il prezzo ho deciso che stava meglio dov'era: trentadue sterline (quasi quarantacinque euro)! Davvero troppo, considerando che avevamo pagato la vacanza e avremmo pagato cibo, trasporti ed eventuali visite. A malincuore, è rimasta lì.
Dove andiamo? Dove non andiamo? Alla fine abbiamo optato per un giretto a Trafalgar Square e zone limitrofe.
Alla metro di Leicester Square facciamo tappa al punto informazioni e noto un ragazzo due persone avanti a noi, in fila.
Do di gomito a Enos: "Quel tipo non somiglia al cuoco di Galavant"?
Enos nella sua versione più inutile non esprime pareri e io liquido la faccenda: figuriamoci.
Arriva il turno del ragazzo e lo sento parlare.
Mi giro verso Enos con gli occhi fuori dalle orbite e la mascella che casca: la voce era giusta, voglio dire: ho sentito Vincenzo lo chef parlare e cantare in otto episodi di Galavant, quella voce la ricordo!
"Chiediglielo", mi dice Enos, e io che ho la faccia come il culo gli ho dato ovviamente ragione.
Mi sono avvicinata e, in inglese, gli ho chiesto se potevo fargli una domanda.
Poi, sempre esibendo la mia miglior faccia da culo, gli ho chiesto: "Sei un attore?"
Già, non ricordavo il nome, sapevo solo che iniziava per D! >.<
Adesso mi dice di no e mi chiede ca**o voglio, sicuro!
Invece, risponde di sì e io, che oltre alla faccia da culo so essere davvero psicopatica, lancio un urletto deliziato e gli stringo la mano con un "OH MY GOD!"
Gli dico che l'ho seguito su Galavant e My Mad Fat Diary e gli chiedo se posso per caso avere un autografo, e lui è così terribilmente gentile e disponibile da poggiare il suo borsone (più grande di lui) e afferrare il blocchetto e la penna che gli tendo per firmarmi un autografo.
"Non è che ti dispiacerebbe anche una foto insieme?"
"Ma certo!"
Seriamente, è stato gentilissimo, super disponibile e forse forse non mi ha neanche considerato più di tanto psicopatica, tanto più che poi ha risposto al mio Tweet dove lo ringraziavo e chiedendomi di mandargli la foto.
L'euforia e l'incredulità per questo incontro mi sono durate un beeeeel po', facendomi finalmente rendere davvero conto di essere nella mia amata Londra, a rivisitare i luoghi che avevo tanto apprezzato e scoprirne di nuovi.
Ci siamo anche allungati fino al Parlamento perché avevo voglia di ammirare, ancora una volta, il Big Ben in notturna.
Ecco, quando l'ho visto mi sono davvero commossa pur non piangendo.
Ce l'avevo fatta, ero tornata! Non ci credevo neanch'io.
Eravamo stanchissimi e infreddoliti tra l'aria gelida e la lunga camminata fin dal mattino, oltre il sonno che avanzava (non dimenticate che avevo dormito neanche due ore), ma ci siamo ugualmente spinti a Westminster Abbey, che non avevamo mai visto illuminata di notte.
Ero in pace con me stessa e con il mondo, davvero. Stanca, ma felice.
Non c'è molto altro da dire sul nostro primo giorno, e meno male: direi che ho scritto abbastanza, e non so neanche se qualcuno arriverà a leggere fino in fondo a questo post.
Siamo semplicemente tornati in albergo, con i piedi che chiedevano pietà, e siamo più o meno collassati a letto XD
Se siete arrivati fino alla fine del mio (non così) breve riassunto della prima giornata, vi ringrazio di cuore e spero che vorrete proseguire a leggere gli altri tre post!
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Londra - here I come!
01.03.2015
Ce l'avete un posto del cuore? Uno dove siete stati e dove tornereste tipo all'infinito?
Ce l'avete un posto del cuore? Uno dove siete stati e dove tornereste tipo all'infinito?
Io non posso dire di aver viaggiato molto, anzi: tutto il contrario... Eppure è già scoppiato l'amore verso Londra, quando l'ho visitata nel 2012 durante la mia seconda vera vacanza.
Non vi so neanche dire perché io la ami così tanto, so solo che sono tornata a casa piena di malinconia e che ho passato quasi tre anni di nostalgia.
Finalmente, nonostante il mio tremendo cane (sì, parlo di Jack, che sul blog ha una rubrica tutta sua), io ed Enos siamo riusciti ad organizzarci e siamo partiti.
Quando, nel maggio 2012, abbiamo lasciato la città, ci siamo tenuti le Oyster Card (delle schede magnetiche per i mezzi pubblici) con la promessa di tornare, ma confesso: non ci credevo davvero. Cercavo più di convincere me stessa che sarebbe stato possibile... Chissà invece Enos se era più fiducioso!
La mattina della partenza non ho dormito praticamente per niente, neanche due ore, e alle tre meno un quarto eravamo già in piedi a lavarci e vestirci, pronti a partire.
Alle quattro e mezza eravamo in aeroporto, e io ancora ero lì che mi chiedevo se davvero stavamo per farlo!
Sì, decisamente: alle 6.20, il 737 di Ryanair ha decollato con una Claudia sorridente a bordo.
Avete mai viaggiato in aereo? Per me è stata la quinta volta, se contiamo sia andate che ritorni.
Pensate mai alle sensazioni che vi dà guardare il mondo da un'altra prospettiva?
Io, decisamente, sì.
Sono rimasta seduta serenamente mente l'aereo accelerava e poi si staccava dal suolo, guardando fuori dal finestrino le strade ancora illuminate dai lampioni e le prime luci nelle case che segnalavano il risveglio delle persone.
Non avevo ancora viaggiato a quell'ora e in questo periodo dell'anno... Non avevo ancora guardato l'alba dall'alto.
Ho guardato l'arancio farsi strada nel cielo, e più tardi il sole fare capolino e sorgere talmente in fretta che un momento prima se ne vedeva uno spicchio, l'attimo dopo - il tempo di accendere la macchina fotografica - era una palla di fuoco rossiccia già quasi completa.
Durante gli altri viaggi sono sempre riuscita a vedere il suolo la maggior parte del tempo, stavolta ho visto quasi soltanto nuvole grigiastre.
Dall'alto sembravano quasi completamente appiattite, solo ogni tanto batuffoli di cotone fitti fitti.
Al di sopra, solo cielo limpido e il sole, ed è stato strano pensare che, sotto di noi, la gente quel sole non lo poteva vedere.
Tutta un'altra prospettiva osservare il cielo da sopra!
Solo negli ultimi venti minuti di viaggio, proprio quando abbiamo iniziato la fase di atterraggio, finalmente ho potuto vedere un panorama senza nuvole.
Anche il mare da lassù è diverso, le onde formano una texture a trama fittissima e i pesci, nuotando, lasciano tante piccole scie biancastre.
Poi, finalmente, la costa!
All'inizio sembrava tutto una grossa coperta Patchwork sui toni del verde e del marrone, con gli alberi a fare da cuciture tra un brandello e l'altro.
Le case? Non so cos'avrebbero potuto rappresentare nella mia fantasia, forse dei piccoli giocattoli lasciati da un bambino che fino a poco prima ha giocato disteso su quella trapunta.
Poi, sempre più incontro al terreno, e allora le case sono di nuovo case e gli alberi sono di nuovo alberi, ma più piccoli. Un modellino, come quei plastici che a volte trovi nei musei.
Avvicinandosi ancora, ho potuto anche distinguere l'ombra proiettata sui campi dall'aereo, poi finalmente l'atterraggio, con conseguente applauso imbarazzante che pare dire: "evviva, grazie: pensavo proprio che saremmo precipitati, ma hai fatto un ottimo lavoro!"
Eccomi, Londra: sono tornata da te!
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Vita quotidiana
sabato 31 gennaio 2015
AUGURI! Aka: un anno di blog.
Sono stata per qualche minuto davanti alla pagina bianca a chiedermi che cosa scrivere, ma non mi è venuto in mente nulla, quindi scriverò di getto così come viene, senza pensarci troppo.
Quando ho aperto questo blog credevo che l'avrei chiuso di lì ad un mese, a voler essere ottimisti. Credevo che sarebbe stato il mio solito blog aperto per capriccio quando avevo voglia scrivere e che poi avrei abbandonato per aprirne uno nuovo e ricominciare il processo alla prossima occasione, invece eccomi qui: oggi il blog compie ufficialmente un anno, ed è ancora "vivo".
Anzi, nel tempo ho aumentato i post, ho creato una mia rubrica, ho iniziato ad interagire di più con i blogger trovati online.
E' diventato, insomma, un progetto per me molto importante, quindi con il passare del tempo vorrei utilizzare il mio blog sempre di più, conoscere nuovi blogger, approfondire la conoscenza di quelli che già seguo, migliorare con le recensioni e un sacco di altre cose.
Spero, quindi, che questo traguardo sia solo il primo di tanti anni in cui il mio blog resterà sì sempre un'insalatona molto soggettiva di argomenti, ma sarà seguito da più persone e strutturato sempre meglio.
Avrei voluto organizzare un Give Away di compleanno, ma non sono riuscita per tempo: mi ripropongo di farlo il prima possibile, quindi... STAY TUNED!
Per il momento, mi limito a ringraziare chi mi ha spronato ad aprire il blog quando ero fortemente indecisa, chi mi ha aiutato a scegliere il nome, chi mi segue, chi mi lascia qualche commentino, chi mi aiuta a trovare nuove idee e mi dà una mano quando c'è bisogno di modificare la grafica.
Questo blog esiste soprattutto grazie a voi, quindi spero che porterò avanti questo progetto e che con il tempo diventerà una piattaforma interessante!
Tanti auguri, "Vita di Ci"!
Quando ho aperto questo blog credevo che l'avrei chiuso di lì ad un mese, a voler essere ottimisti. Credevo che sarebbe stato il mio solito blog aperto per capriccio quando avevo voglia scrivere e che poi avrei abbandonato per aprirne uno nuovo e ricominciare il processo alla prossima occasione, invece eccomi qui: oggi il blog compie ufficialmente un anno, ed è ancora "vivo".
Anzi, nel tempo ho aumentato i post, ho creato una mia rubrica, ho iniziato ad interagire di più con i blogger trovati online.
E' diventato, insomma, un progetto per me molto importante, quindi con il passare del tempo vorrei utilizzare il mio blog sempre di più, conoscere nuovi blogger, approfondire la conoscenza di quelli che già seguo, migliorare con le recensioni e un sacco di altre cose.
Spero, quindi, che questo traguardo sia solo il primo di tanti anni in cui il mio blog resterà sì sempre un'insalatona molto soggettiva di argomenti, ma sarà seguito da più persone e strutturato sempre meglio.
Avrei voluto organizzare un Give Away di compleanno, ma non sono riuscita per tempo: mi ripropongo di farlo il prima possibile, quindi... STAY TUNED!
Per il momento, mi limito a ringraziare chi mi ha spronato ad aprire il blog quando ero fortemente indecisa, chi mi ha aiutato a scegliere il nome, chi mi segue, chi mi lascia qualche commentino, chi mi aiuta a trovare nuove idee e mi dà una mano quando c'è bisogno di modificare la grafica.
Questo blog esiste soprattutto grazie a voi, quindi spero che porterò avanti questo progetto e che con il tempo diventerà una piattaforma interessante!
Tanti auguri, "Vita di Ci"!
martedì 23 dicembre 2014
Meet my parents - Christmas edition
Finalmente ieri era il 22 dicembre, un po' di relax per Enos, che è in ferie!
E invece no: finalmente era il 22 dicembre e abbiamo come pazzi a pulire la cucina prima di andare a recuperare i miei genitori da mio fratello, in provincia di Lucca, per fargli passare il Natale da noi.
Vi chiederete quanto si possa parlare per riassumere una giornata praticamente tutta di pulizie e viaggio in auto... La risposta è: parecchio, quando si tratta della mia famiglia.
Verso le due, con soltanto un'ora di ritardo sulla tabella di marcia, siamo finalmente pronti a partire.
Raccattiamo le ultime cose e poi via.
Ti aspetteresti che a fine dicembre la gente non dimenticasse di indossare la felpa, giusto? E invece...
Mentre, a un km da casa, stiamo buttando la spazzatura, mi rendo conto che Enos è a maniche corte.
"La felpa l'hai presa, vero?"
Prima ancora che risponda, ho già capito.
Ma tanto che importa, è solo un km, torniamo indietro in un battibaleno e ripartiamo, poi niente più ci fermerà!
Le ultime parole famose: ad un certo punto leggiamo il cartello luminoso che avvisa di OTTO chilometri di coda vicino a Barberino causa incidente. Sticazzi.
Usciamo dall'autostrada e ci shakeriamo sul passo della Futa, rientrando poi a Barberino e trovando quantomeno la strada sgombera.
Dall'altro lato, invece, non se la passano troppo bene: altro incidente e traffico bloccato.
Mi dico che al ritorno ci sarà da ridere e proseguiamo.
L'idea era di arrivare alle 16, ma riusciamo a incontrare i miei genitori solo un'ora e mezza dopo.
Fortunatamente ci ha pensato mia nipote, cinque anni ("dopodomani. Ora ne ho quattro" cit.) a farmi fare il pieno di energie, chiedendomi subito di giocare con lei e portandomi a vedere la sua cameretta nuova.
Ha aperto davanti a me anche il suo cassettino del calendario dell'avvento, dove c'era una caramella.
"Ce n'è solo una... Zia, prendila tu".
Non c'è giornata pesante che tenga: Elisa mi ricaricherà sempre le energie!
Ovviamente la caramella gliel'ho lasciata, poi purtroppo siamo dovuti ripartire per il ritorno, non prima di aver caricato il portabagagli con il borsone dei miei e il cibo per la vigilia.
C'era più cibo che vestiti, neanche a dirlo.
In macchina papà mi ha elencato la roba che aveva preparato:
- torta di verdure
- involtini di würstel
- pizzette
- ravioli
- melanzane alla parmigiana
- pasta alla norma
- arrosto ripieno
In più, aveva preso un pezzo di bresaola da tagliare per farlo con rucola e parmigiano.
Tutto questo per nove persone, di cui uno celiaco e che quindi ha scelta ridotta, una che mangia come un uccellino perché ha fatto il bendaggio gastrico e lui stesso che non mangia praticamente niente di quel che cucina.
"Non preparare troppa roba, che siamo solo in nove e poi anche qui la nonna e la suocera cucinano qualcosa".
Ma che gliel'ho detto a fare?!
"Volevo fare anche la torta di riso ma non sapevo se poi in macchina ci stava tutto! Però possiamo prendere gli ingredienti per fare qualcosa a casa tua... Che dici, le facciamo due tartine?"
AIUTO.
Poi però ha avuto il coraggio di dirmi che non mi so dosare perché ho fatto settanta mini cupcake per otto persone.
La mela non cade mai lontana dall'albero.
Il viaggio tutto sommato è stato abbastanza tranquillo, a parte mia madre che ad ogni frase diceva: "Vero, Enos?"
Sono abbastanza sicura che Enos il 90% delle volte abbia pensato "E io che ne so?"
Il viaggio tutto sommato è stato abbastanza tranquillo, a parte mia madre che ad ogni frase diceva: "Vero, Enos?"
Sono abbastanza sicura che Enos il 90% delle volte abbia pensato "E io che ne so?"
Arrivati a casa abbiamo depositato mamma e papà dalla nonna e siamo andati a scaricare la macchina dalle cibarie.
"Ho il freezer vuoto", aveva detto mia suocera, "non ci sono problemi".
Premesso che è un freezer grande quanto un frigo, sappiate che implorava pietà quando abbiamo finito con lui.
E ho dovuto mettere gli involtini nel mio, perché di là non ci stavano.
Finalmente ci siamo messi a tavola, noi quattro più i miei suoceri, e abbiamo avuto occasione di tirare un po' di fiato e rilassarci per la prima volta da quando, al mattino, ci siamo alzati.
Dopo cena, quando ormai pensavo che la giornata fosse ormai finita e che niente di brutto potesse accadere, il fattaccio: è arrivato mio cognato con la fidanzata, Caterina, e si sono seduti con noi.
Al che lei mi dice: "Allora, come va con i topini?"
Ora, qualcuno di voi lo sa, ma giusto per rendervi partecipi della nostra disperazione del momento sappiate che mia madre non può vedere neanche i peluche a forma di topo, né tantomeno li può vedere disegnati o in foto.
Non sa che abbiamo avuto problemi di topolini più di una volta (bello abitare in campagna, eh?) e non deve assolutamente saperlo.
In un momento di panico, io ho strizzato gli occhi facendole segno di no con la testa in maniera impercettibile, mentre Enos un po' meno antisgamo faceva "Shhhh!" e mimava il gesto.
Caterina ha afferrato (e vorrei vedere, mancava solo il cartello al neon che diceva "TACI") e ha fatto finta di niente, ma oggi, ad un giorno di distanza, mi chiedo ancora se mamma abbia captato la domanda o meno.
Povera cognatina, lei non sapeva niente del fatto che fosse argomento tabù, né teoricamente sapeva del problema con i topi, di cui probabilmente l'ha informata mio cognato.
Avrei voluto morire, credetemi!
Oggi siamo al secondo giorno ed io sono già entrata in modalità sopravvivenza con mio padre, che ha il bruttissimo vizio di non dirmi quel che gli serve o che preferisce, lasciandomi libera interpretazione (tipo: vederlo vagare modello anima in pena con in mano il cellulare, vuol dire "Oddio, dove cappero sta la presa per attaccarlo in carica?").
La frase chiave è: "Pincopallino. Ma va bene anche Vattelapesca, è uguale".
Un esempio pratico? Stamattina al supermercato, mi ha detto che di solito per colazione mangia le merendine mulino bianco senza uova né latte (che poi erano Misura, ma dettagli).
Arriviamo al reparto, scopriamo che in realtà sono Misura e gli chiedo: "A che gusto?"
"Cioccolato."
Enos fa per tirare giù un pacco, e papà aggiunge: "Ma va bene anche albicocca, eh, non importa!"
Il problema, poi, è proprio la spesa in generale. Sapete qual è la frase chiave? "Cla, ce l'hai un po' di...?"
Per questo motivo, stamattina mi sono fatta aiutare con la lista della spesa, esortandolo più volte a dirmi cosa volessero lui e la mamma.
"Fai finta che abbia il frigo vuoto e di dover fare la spesa per te. Cosa prenderesti?"
"Oh, Cla, ma mica ti devi preoccupare, io mangio quello che c'è, tipo un po' di formaggio!"
Ecco, è proprio lì il discorso: lui il formaggio a casa ce l'ha spesso, noi invece non ne compriamo praticamente mai.
Quindi, se non mi avesse detto che voleva del formaggio e l'avesse chiesto durante il pasto, tramite la tipica frase chiave, non l'avrebbe trovato.
Alla fine gli ho comprato un po' di tutto, e se dovesse uscirsene con "Cla, ce l'hai un po' di...?" mi sa che si dovrà arrangiare: domani è la Vigilia, sarebbe un suicidio tornare a fare la spesa!
Erano già tutti fulminati stamattina, figuriamoci domani...
L'unica che sembrava in pace col mondo era - stranamente - la cassiera, che sorrideva di un sorriso genuino e aveva un'aria simpatica e spontanea.
"Buone feste e in bocca al lupo per il delirio di domani!"
"Eh, speriamo, è il mio primo Natale al supermercato!"
Ecco perché non era isterica, mi pareva strano!
E insomma, se leggete questo mio post iniziate a pregare per la mia sanità mentale, perché sento che ne è rimasta proprio poca poca, che sto esaurendo rapidamente insieme alla pazienza!
Buone feste a tutti, ci sapremo ridire...
Dopo cena, quando ormai pensavo che la giornata fosse ormai finita e che niente di brutto potesse accadere, il fattaccio: è arrivato mio cognato con la fidanzata, Caterina, e si sono seduti con noi.
Al che lei mi dice: "Allora, come va con i topini?"
Ora, qualcuno di voi lo sa, ma giusto per rendervi partecipi della nostra disperazione del momento sappiate che mia madre non può vedere neanche i peluche a forma di topo, né tantomeno li può vedere disegnati o in foto.
Non sa che abbiamo avuto problemi di topolini più di una volta (bello abitare in campagna, eh?) e non deve assolutamente saperlo.
In un momento di panico, io ho strizzato gli occhi facendole segno di no con la testa in maniera impercettibile, mentre Enos un po' meno antisgamo faceva "Shhhh!" e mimava il gesto.
Caterina ha afferrato (e vorrei vedere, mancava solo il cartello al neon che diceva "TACI") e ha fatto finta di niente, ma oggi, ad un giorno di distanza, mi chiedo ancora se mamma abbia captato la domanda o meno.
Povera cognatina, lei non sapeva niente del fatto che fosse argomento tabù, né teoricamente sapeva del problema con i topi, di cui probabilmente l'ha informata mio cognato.
Avrei voluto morire, credetemi!
Oggi siamo al secondo giorno ed io sono già entrata in modalità sopravvivenza con mio padre, che ha il bruttissimo vizio di non dirmi quel che gli serve o che preferisce, lasciandomi libera interpretazione (tipo: vederlo vagare modello anima in pena con in mano il cellulare, vuol dire "Oddio, dove cappero sta la presa per attaccarlo in carica?").
La frase chiave è: "Pincopallino. Ma va bene anche Vattelapesca, è uguale".
Un esempio pratico? Stamattina al supermercato, mi ha detto che di solito per colazione mangia le merendine mulino bianco senza uova né latte (che poi erano Misura, ma dettagli).
Arriviamo al reparto, scopriamo che in realtà sono Misura e gli chiedo: "A che gusto?"
"Cioccolato."
Enos fa per tirare giù un pacco, e papà aggiunge: "Ma va bene anche albicocca, eh, non importa!"
Il problema, poi, è proprio la spesa in generale. Sapete qual è la frase chiave? "Cla, ce l'hai un po' di...?"
Per questo motivo, stamattina mi sono fatta aiutare con la lista della spesa, esortandolo più volte a dirmi cosa volessero lui e la mamma.
"Fai finta che abbia il frigo vuoto e di dover fare la spesa per te. Cosa prenderesti?"
"Oh, Cla, ma mica ti devi preoccupare, io mangio quello che c'è, tipo un po' di formaggio!"
Ecco, è proprio lì il discorso: lui il formaggio a casa ce l'ha spesso, noi invece non ne compriamo praticamente mai.
Quindi, se non mi avesse detto che voleva del formaggio e l'avesse chiesto durante il pasto, tramite la tipica frase chiave, non l'avrebbe trovato.
Alla fine gli ho comprato un po' di tutto, e se dovesse uscirsene con "Cla, ce l'hai un po' di...?" mi sa che si dovrà arrangiare: domani è la Vigilia, sarebbe un suicidio tornare a fare la spesa!
Erano già tutti fulminati stamattina, figuriamoci domani...
L'unica che sembrava in pace col mondo era - stranamente - la cassiera, che sorrideva di un sorriso genuino e aveva un'aria simpatica e spontanea.
"Buone feste e in bocca al lupo per il delirio di domani!"
"Eh, speriamo, è il mio primo Natale al supermercato!"
Ecco perché non era isterica, mi pareva strano!
E insomma, se leggete questo mio post iniziate a pregare per la mia sanità mentale, perché sento che ne è rimasta proprio poca poca, che sto esaurendo rapidamente insieme alla pazienza!
Buone feste a tutti, ci sapremo ridire...
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Vita quotidiana
sabato 1 novembre 2014
The Circus of Horros
Sì, lo so, Halloween non è una festa italiana, ma con questo? Potevo mai perdere l'occasione di fare qualcosa di diverso dal solito? La risposta è no, quindi questo venerdì sera niente Terra di Mezzo (il mio pub preferito), niente cinema, né sushi (anche se non si dice mai di no al sushi), quindi abbiamo optato per il Circus of Horrors che, come potete intuire dal nome, è un circo a tema horror.
Abbiamo preso i biglietti tramite coupon e la sera ci siamo presentati un'oretta prima per ritirarli e prendere dei posti buoni, immaginandoci una bella folla data la possibilità di fare una serata a tema.
Contrariamente alle aspettative (e meglio così) non c'era molta gente, quindi all'apertura dei cancelli niente ressa per entrare.
Mentre raggiungevamo il cancello, abbiamo sentito subito il rumore di una motosega. Ooooook.
Siamo entrati nel primo tendone, dove deliziati abbiamo scoperto la riproduzione di un piccolo cimitero circondato da nebbia e, ovviamente, oscurità.
Intorno a noi si aggiravano alcuni attori: monachi teschi, una sposa cadavere, un tizio armato di coltellaccio e dai vestiti insanguinati eccetera eccetera.
Ovviamente non mancava il soggetto con la motosega che avevamo sentito prima, e che si è premurato di farla partire mentre gli passavamo davanti senza notarlo, facendomi saltare.
Sentendo poi le urla degli altri, devo dire che sono stata decisamente contenuta XD
Dopo pochi minuti un frate ci ha lasciato accedere al corridoio che portava al tendone grande, quello dove si sarebbe svolto lo spettacolo.
Anche qui, ovviamente, oscurità e attori nascosti nel buio, compreso uno che ci ha graziato e che ha fatto urlare quelli dietro di noi, forse perché avevamo due pacchettini di pop corn e non voleva farceli saltar via dallo spavento (il mio, Enos ovviamente sarebbe rimasto impassibile).
La sala era semicircolare, con i sedili in stile gradinata, e una delle ragazze che controllavano i biglietti ci ha fatto accomodare in prima fila, proprio davanti al palco.
Nel frattempo, alcuni attori gironzolavano per la sala, pronti a spaventare il primo idiota che si fosse distratto.
Ciò vuol dire, ovviamente, che per non farmi prendere di sorpresa continuavo a voltarmi in tutte le direzioni ossessivamente.
Tempo cinque minuti dall'apertura dei cancelli ero già stata minacciata due volte con la motosega e una volta di sgozzamento da un nano vestito da bambina morta che si trascinava dietro una bambola decapitata.
Ooook parte due.
Poco più in là, una signora stringeva tra le braccia un barboncino che all'avvicinarsi di ogni attore abbaiava freneticamente.
Se meditate di andare ad uno spettacolo di circo horror con il vostro animale domestico... beh, non vi conviene XD
Nel frattempo un tizio vestito da mostro girava con un'asta con su un pappagallo (l'unico animale presente, lo spettacolo in sé non prevedeva alcun tipo di animale), che dava alle persone per poi scattare insieme una foto ricordo.
Da questa, ve lo anticipo, sono rimasta delusa: era una fotografia nebbiosa, anche leggermente sfocata, il pappagallo si guardava probabilmente i gioielli di famiglia e io, non so come, sembro pesare venti chili in più di quanto già non pesi. Bene. Quindici euro per questa meraviglia.
Tornando a noi... quando è iniziato lo spettacolo, confesso che ci ho messo qualche minuto a rilassarmi del tutto, perché pensavo che qualcuno mi sarebbe sbucato all'improvviso alle spalleper farmi saltare.
L'introduzione allo spettacolo è stata fatta da una voce fuori campo e da un'hostess zombie che mimava le varie informazioni, ed è subito stato specificato che lo show avrebbe avuto un linguaggio volgare, inadatto ai bambini.
Quindi, a meno che i vostri figli non mangino film horror e parolacce a colazione, evitate di portarceli a meno che non abbiano compiuto almeno dodici anni, come indicato sul sito.
A questo punto, voglio evitare di anticiparvi lo spettacolo nel qual caso, prima o poi, decidiate di andarci, vi dico solo che la mia parte preferita è stata quella degli acrobati in aria, tra tessuti e corde.
Mi sarei accontentata anche di uno spettacolo tutto così, tanto era affascinante!
Il pubblico, ovviamente, veniva di tanto in tanto coinvolto, vedi per esempio il clown che chiedeva il nome ad Enos, mentre io me la ridevo sotto i baffi perché avrebbe potuto beccare chiunque con un nome più semplice.
Devo dire che se l'è cavata bene, l'ha chiesto tre volte ma poi l'ha chiamato proprio Enos, anziché Eros come fanno la metà delle persone.
Volete però sapere il momento più terrificante per me, a dispetto degli attori che cercavano di spaventare gli spettatori all'improvviso?
Esatto, gente... la ricerca dei volontari, la temutissima frase: "Ci servequalcuno del pubblico, per questo numero!"
Ecco, ora nella vostra testa pensate ad Harry Potter undicenne che si infila il Cappello Parlante e comincia a recitare il suo mantra: "Non Serpeverde. Non Serpeverde".
Io ero uguale a lui: "Non su di me. Non su di me".
Quel momento in cui il faretto inizia a spostarsi qua e là, e tu sei lì che non osi liquefarti perché attireresti di più l'attenzione, speri di diventare improvvisamente un camaleonte causa mutazione genetica, ma non funziona: il faro si punta su te ed Enos, che siete gli unici due in quel punto, quindi non ci sono dubbi su chi stiano fissando.
Il Cappello Parlante prende in considerazione Serpeverde, poi ci ripensa e dice che no, è meglio...
"ENOS!"
Sospiro di sollievo, l'ho scampata, mi godo lo show da sola mentre Enos è costretto a salire sul palcoscenico.
Pensavo sarebbe stato preso da manie omicide, invece no: si è calato nella parte e sembrava divertirsi almeno quanto me che lo guardavo sgranocchiando i miei pop corn.
Una volta sola non è bastata: via la seconda, e alla terza il clown invitava direttamente a dire un "nome a caso" al suo tre, facendo partire un coro di "ENOS!".
Insomma, Enos quasi meritava lo stipendio, tanto più che il clown lo tirava in ballo in momenti a caso, come: "Ehi, non sono stato io! Io sono un amico di Enos!".
La cosa mi ha divertito parecchio, inutile dirlo, inoltre sono ovviamente più che felice di non essere stata io quella scelta per salire sul palco, sarei davvero morta di vergogna, non per gli sketch in sé ma per il fatto di essere al centro dell'attenzione.
Lo spettacolo è durato circa due ore, tra acrobazie, balletti e sketch.
E' stato davvero carino, divertente, irriverente, una serata piacevole e diversa dal solito, proprio quello che cercavamo per un venerdì sera alternativo!
Poi, ovviamente, mi aveva conquistata già dall'inizio con "Welcome to the Jungle" dei Guns a tutto volume per il balletto di presentazione.
Siamo usciti soddisfatti ed Enos ormai era una star.
Quando abbiamo ritirato la foto, la ragazza che ce l'ha data l'ha riconosciuto e chiamato per nome, e all'uscita mentre andavamo alla macchina alcune persone l'hanno salutato, senza l'eccezione di due ragazzine che ridacchiavano imbarazzate mentre strillavano: "Ciao Enos!" mentre facevamo manovra.
Il suo momento di gloria.
Se siete interessati a fare quest'esperienza, non vi so purtroppo dire se il circo continuerà il tour o se era solo temporaneo: infatti, informandoci meglio dopo lo spettacolo, abbiamo scoperto che è una filiale italiana del Circus of Horrors inglese, derivante dal circo Bellucci (e scoprire questa cosa mi è piaciuta un po' meno, perché purtroppo il circo Bellucci ha un circo molto tradizionale e quindi usa animali, anche se, come ho detto, gli spettacoli del Circus of Horrors non ne prevedono, altrimenti inutile dire che onestamente non sarei andata).
Inoltre, in tour in giro per l'Italia c'è anche il Circos de los Horrores, la versione spagnola.
Insomma, se volete provare quest'esperienza, provate ad informarvi sui siti ufficiali dei due circi:
- http://www.thecircusofhorrors.it/
- http://www.circodeloshorrores.com/italia/
Se ci siete stati, all'uno o all'altro, non dimenticate di lasciarmi un commento e farmi sapere se vi è piaciuto!
Abbiamo preso i biglietti tramite coupon e la sera ci siamo presentati un'oretta prima per ritirarli e prendere dei posti buoni, immaginandoci una bella folla data la possibilità di fare una serata a tema.
Contrariamente alle aspettative (e meglio così) non c'era molta gente, quindi all'apertura dei cancelli niente ressa per entrare.
Mentre raggiungevamo il cancello, abbiamo sentito subito il rumore di una motosega. Ooooook.
Siamo entrati nel primo tendone, dove deliziati abbiamo scoperto la riproduzione di un piccolo cimitero circondato da nebbia e, ovviamente, oscurità.
Intorno a noi si aggiravano alcuni attori: monachi teschi, una sposa cadavere, un tizio armato di coltellaccio e dai vestiti insanguinati eccetera eccetera.
Ovviamente non mancava il soggetto con la motosega che avevamo sentito prima, e che si è premurato di farla partire mentre gli passavamo davanti senza notarlo, facendomi saltare.
Sentendo poi le urla degli altri, devo dire che sono stata decisamente contenuta XD
Dopo pochi minuti un frate ci ha lasciato accedere al corridoio che portava al tendone grande, quello dove si sarebbe svolto lo spettacolo.
Anche qui, ovviamente, oscurità e attori nascosti nel buio, compreso uno che ci ha graziato e che ha fatto urlare quelli dietro di noi, forse perché avevamo due pacchettini di pop corn e non voleva farceli saltar via dallo spavento (il mio, Enos ovviamente sarebbe rimasto impassibile).
La sala era semicircolare, con i sedili in stile gradinata, e una delle ragazze che controllavano i biglietti ci ha fatto accomodare in prima fila, proprio davanti al palco.
Nel frattempo, alcuni attori gironzolavano per la sala, pronti a spaventare il primo idiota che si fosse distratto.
Ciò vuol dire, ovviamente, che per non farmi prendere di sorpresa continuavo a voltarmi in tutte le direzioni ossessivamente.
Tempo cinque minuti dall'apertura dei cancelli ero già stata minacciata due volte con la motosega e una volta di sgozzamento da un nano vestito da bambina morta che si trascinava dietro una bambola decapitata.
Ooook parte due.
Poco più in là, una signora stringeva tra le braccia un barboncino che all'avvicinarsi di ogni attore abbaiava freneticamente.
Se meditate di andare ad uno spettacolo di circo horror con il vostro animale domestico... beh, non vi conviene XD
Nel frattempo un tizio vestito da mostro girava con un'asta con su un pappagallo (l'unico animale presente, lo spettacolo in sé non prevedeva alcun tipo di animale), che dava alle persone per poi scattare insieme una foto ricordo.
Da questa, ve lo anticipo, sono rimasta delusa: era una fotografia nebbiosa, anche leggermente sfocata, il pappagallo si guardava probabilmente i gioielli di famiglia e io, non so come, sembro pesare venti chili in più di quanto già non pesi. Bene. Quindici euro per questa meraviglia.
Tornando a noi... quando è iniziato lo spettacolo, confesso che ci ho messo qualche minuto a rilassarmi del tutto, perché pensavo che qualcuno mi sarebbe sbucato all'improvviso alle spalleper farmi saltare.
L'introduzione allo spettacolo è stata fatta da una voce fuori campo e da un'hostess zombie che mimava le varie informazioni, ed è subito stato specificato che lo show avrebbe avuto un linguaggio volgare, inadatto ai bambini.
Quindi, a meno che i vostri figli non mangino film horror e parolacce a colazione, evitate di portarceli a meno che non abbiano compiuto almeno dodici anni, come indicato sul sito.
A questo punto, voglio evitare di anticiparvi lo spettacolo nel qual caso, prima o poi, decidiate di andarci, vi dico solo che la mia parte preferita è stata quella degli acrobati in aria, tra tessuti e corde.
Mi sarei accontentata anche di uno spettacolo tutto così, tanto era affascinante!
Il pubblico, ovviamente, veniva di tanto in tanto coinvolto, vedi per esempio il clown che chiedeva il nome ad Enos, mentre io me la ridevo sotto i baffi perché avrebbe potuto beccare chiunque con un nome più semplice.
Devo dire che se l'è cavata bene, l'ha chiesto tre volte ma poi l'ha chiamato proprio Enos, anziché Eros come fanno la metà delle persone.
Volete però sapere il momento più terrificante per me, a dispetto degli attori che cercavano di spaventare gli spettatori all'improvviso?
Esatto, gente... la ricerca dei volontari, la temutissima frase: "Ci servequalcuno del pubblico, per questo numero!"
Ecco, ora nella vostra testa pensate ad Harry Potter undicenne che si infila il Cappello Parlante e comincia a recitare il suo mantra: "Non Serpeverde. Non Serpeverde".
Io ero uguale a lui: "Non su di me. Non su di me".
Quel momento in cui il faretto inizia a spostarsi qua e là, e tu sei lì che non osi liquefarti perché attireresti di più l'attenzione, speri di diventare improvvisamente un camaleonte causa mutazione genetica, ma non funziona: il faro si punta su te ed Enos, che siete gli unici due in quel punto, quindi non ci sono dubbi su chi stiano fissando.
Il Cappello Parlante prende in considerazione Serpeverde, poi ci ripensa e dice che no, è meglio...
"ENOS!"
Sospiro di sollievo, l'ho scampata, mi godo lo show da sola mentre Enos è costretto a salire sul palcoscenico.
Pensavo sarebbe stato preso da manie omicide, invece no: si è calato nella parte e sembrava divertirsi almeno quanto me che lo guardavo sgranocchiando i miei pop corn.
Una volta sola non è bastata: via la seconda, e alla terza il clown invitava direttamente a dire un "nome a caso" al suo tre, facendo partire un coro di "ENOS!".
Insomma, Enos quasi meritava lo stipendio, tanto più che il clown lo tirava in ballo in momenti a caso, come: "Ehi, non sono stato io! Io sono un amico di Enos!".
La cosa mi ha divertito parecchio, inutile dirlo, inoltre sono ovviamente più che felice di non essere stata io quella scelta per salire sul palco, sarei davvero morta di vergogna, non per gli sketch in sé ma per il fatto di essere al centro dell'attenzione.
Lo spettacolo è durato circa due ore, tra acrobazie, balletti e sketch.
E' stato davvero carino, divertente, irriverente, una serata piacevole e diversa dal solito, proprio quello che cercavamo per un venerdì sera alternativo!
Poi, ovviamente, mi aveva conquistata già dall'inizio con "Welcome to the Jungle" dei Guns a tutto volume per il balletto di presentazione.
Siamo usciti soddisfatti ed Enos ormai era una star.
Quando abbiamo ritirato la foto, la ragazza che ce l'ha data l'ha riconosciuto e chiamato per nome, e all'uscita mentre andavamo alla macchina alcune persone l'hanno salutato, senza l'eccezione di due ragazzine che ridacchiavano imbarazzate mentre strillavano: "Ciao Enos!" mentre facevamo manovra.
Il suo momento di gloria.
Se siete interessati a fare quest'esperienza, non vi so purtroppo dire se il circo continuerà il tour o se era solo temporaneo: infatti, informandoci meglio dopo lo spettacolo, abbiamo scoperto che è una filiale italiana del Circus of Horrors inglese, derivante dal circo Bellucci (e scoprire questa cosa mi è piaciuta un po' meno, perché purtroppo il circo Bellucci ha un circo molto tradizionale e quindi usa animali, anche se, come ho detto, gli spettacoli del Circus of Horrors non ne prevedono, altrimenti inutile dire che onestamente non sarei andata).
Inoltre, in tour in giro per l'Italia c'è anche il Circos de los Horrores, la versione spagnola.
Insomma, se volete provare quest'esperienza, provate ad informarvi sui siti ufficiali dei due circi:
- http://www.thecircusofhorrors.it/
- http://www.circodeloshorrores.com/italia/
Se ci siete stati, all'uno o all'altro, non dimenticate di lasciarmi un commento e farmi sapere se vi è piaciuto!
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Vita quotidiana
lunedì 20 ottobre 2014
Uno in più - il mio compleanno 2014
Ci ho messo secoli a decidermi a scrivere il post, ma finalmente eccomi qui.
E voi vi chiederete: "perché accidenti dedicare addirittura un articolo sul blog al tuo compleanno?"
No, non si tratta di egocentrismo quanto più di un evento estremamente raro, che in quanto tale merita di essere documentato.
Ma più raro ancora dell'evento stesso è il fatto che la maledizione si è spezzata. Quale maledizione? Se volete saperlo, non vi resta che andare avanti nella lettura!
Partiamo dal presupposto che il mio compleanno è sempre stato, per me, un giorno sfigatissimo.
L'energia negativa dell'universo si è sempre ed irrimediabilmente concentrata su di me ogni cinque ottobre, incasinandomi la vita.
Visione apocalittica? Sì, parecchio, ma forse la pensereste così anche voi se a dieci anni foste finiti a passare la vostra festa in camera, da soli, a piangere perché tutti gli invitati avevano deciso di ammutinarsi e giocare a Ruba Bandiera, il gioco che più odiate al mondo.
O se il vostro ex vi avesse rovinato l'unica festa a sorpresa della vostra vita.
O se ai diciotto anni tutti fossero fuggiti subito dopo cena, non potendo rinunciare ad una serata in discoteca che potevano ripetere un altro sabato.
Insomma, ad un certo punto Claudia si è rotta le scatole e ha deciso che, se proprio doveva andare così male ogni volta, avrebbe rinunciato a festeggiare, perché tanto è "uno in più, nient'altro che un numero" (cit.).
Non che la sopracitata energia negativa dell'universo mi abbia lasciato in pace quando non festeggiavo, eh, ma almeno la cosa era più sopportabile.
L'unica cosa che faccio dal 2008 è pranzare con la famiglia del mio compagno e mangiare una fetta di torta con loro, cosa che facciamo ogni anno per tutti i componenti della famiglia.
C'è una sola cosa che cambierei di questi pranzi, ed è... beh, la dannata candelina sulla torta.
Chi mi conosce sa che stare al centro dell'attenzione mi imbarazza da morire, e il culmine si raggiunge quando ti trovi a dover spegnere la candelina (e se sei sfigato forte vogliono pure farti la foto mentre fai la bocca a culo di gallina per soffiare) e tutti ti cantano la stramaledetta canzoncina e poi, non contenti, ti fanno pure l'applauso, che è quasi (ma quasi) più imbarazzante di quello che fanno al pilota Ryanair quando atterra. Ma dettagli, cosa non farei per una fetta di torta!
Cooooomunque, tornando a noi... la mia idea iniziale era di fare come ogni anno, ovvero evitare come la peste festeggiamenti e cercare di non attirare troppo la sfiga, ma non avevo calcolato Alejandra, la mia amica messicana che forse qualcuno ricorda da QUESTO POST.
Fatto sta che Alejandra decide di venirmi a trovare proprio la settimana in cui cade il mio compleanno ed io, in un momento di gioia e masochismo, decido di fare un nuovo tentativo e festeggiare.
E festeggiare davvero stavolta, non come nel 2008 quando sono andata a mangiare una pizza con Enos e i suoi amici che mi conoscevano da poco e non sapevano che fosse il mio compleanno (e a cui, ovviamente, ho evitato di dirlo)!
Mi sarò pentita circa ottocento miliardi di volte da quando ho deciso di festeggiare, però ormai...........
La prima vera difficoltà che mi mette in agitazione è la preparazione dei mini cupcake che volevo assolutamente fare come dolce: venerdì sera, il 3 ottobre, mi metto all'opera e preparo la solita base di cupcake al cioccolato che faccio sempre, presa dal sito di Misya.
Per la prima volta in assoluto, ci finisce troppo lievito (la ricetta lo indica a cucchiaini e non in grammi) e i miei piccoli, poveri cupcake collassano!
Ora immaginatemi, alle dieci di sera e sporca di cioccolato mentre cerco di fare delle decorazioni di cioccolato fuso su carta da forno con la penna da dolci e, presa dal nervosismo, scarico tutta la penna su un angolo del foglio e prendo il cioccolato fuso direttamente col dito per mangiarmelo.
Immaginate anche quel povero disgraziato di Enos che non sa più cosa dire o fare, mentre io mi lamento della sfiga cosmica: "BUUUUUUUUUUUUU! TE L'AVEVO DETTO CHE IL MIO COMPLEANNO PORTA SFIGA, E TU NON VOLEVI CREDERCI!! GUARDA I MIEI CUPCAKE!"
"Dai, che sistemiamo in qualche modo! Li rifacciamo!"
"BUUUUUUUUUU! NON C'E' PIU' TEMPO! SONO SEMPRE VENUTI, SEMPRE, E OGGI GUARDA CASO SI SUICIDANO! E' IL MIO COMPLEANNO, LO SAPEVO! SANNO DI ESSERE I MIEI CUPCAKE DI COMPLEANNO!"
Se pensate che io stia inventando di sana pianta i miei discorsi... detesto ammetterlo ma no, l'ho pensato e detto sul serio.
La sfiga di compleanno era arrivata in anticipo a mettermi i bastoni tra le ruote!
Fortunatamente con me c'era Enos che ha riportato l'equilibrio nel mondo, o meglio, l'equilibrio nell'impasto, aggiungendo nuovo impasto senza lievito fino a stabilizzare il tutto.
Enos santo subito, manco a dirlo.
Ho finito di sfornare alle tre del mattino, ma ne è valsa la pena.
Sabato andiamo a prendere al punto d'incontro Alejandra, che dovrebbe arrivare in auto con Paul, il fidanzato austriaco, e qui arriva il secondo problema: si sono persi e sono finiti a Trieste!
Che la sfiga di compleanno abbia colpito anche loro?
Ovviamente la mia testa inizia a fare pensieri tipo: "E se, viste le tante ore di auto, si fermano a dormire a Trieste e poi domani, per qualche oscuro motivo, non arrivano in tempo per festeggiare? Oddio, lo sapevo che non dovevo organizzare una festa!"
Mi ero già più che pentita di avere organizzato, ma ormai era tardi, considerato che avevo già invitato le persone e che Mario, uno degli invitati, si era preso la serata libera dal lavoro apposta per esserci.
Mi sono limitata a maledire le mie idee del cavolo e a sperare che Alejandra e Paul riuscissero ad arrivare.
Forse in quel momento la Sfiga si è ricordata che gli obiettivi non erano loro e che non era giusto che dovessero pagarla, perché finalmente riescono a trovare la strada e arrivare.
Passiamo la serata al pub, Paul probabilmente aveva le Duracell, altrimenti non mi spiego come possa essere così sveglio e pimpante dopo una decina di ore passate a guidare.
Nel frattempo, mentre il cellulare si rifiuta di avere campo, mi arrivano i primi messaggi d'auguri perché la mezzanotte è passata.
Enos se ne rende conto a casa e mi fa gli auguri, poi ovviamente andiamo a dormire perché siamo tutti a pezzi, tranne Paul che dice: "Ma quindi ora si va a letto?" e io che mi chiedo: "Minchia, cosa vuoi fare all'una del mattino e dopo che ti sei alzato alle sei per fare dieci ore di viaggio, esattamente?".
Altri auguri sono poi arrivati sia al telefono che su facebook, compreso - con mia somma delizia - un disegno personalizzato di un'amica veneta che ho conosciuto finalmente di persona giusto una settimanina fa (e fate un salto sulla sua paginetta, da bravi, cliccate QUI).
La mattina dopo mi sono alzata di buon'ora per decorare i mini cupcake, che ho finito quasi tutti da sola, ma è una cosa di ben poco conto rispetto alla felicità di avere Ale in tempo a casa mia! Paul, invece, doveva partire domenica pomeriggio per tornare a casa, ma riuscito a partecipare al pranzo di compleanno con la famiglia di Enos.
Con mia somma delizia, sono riuscita a schivare le candeline e mi sono anche risparmiata la canzoncina.
Mi sono gettata dietro le spalle la vanga per scavarmi la fossa dell'imbarazzo e mi sono goduta il pranzo.
Nel pomeriggio ho finito le ultime decorazioni cupcakose (?) e Ale mi ha dato una mano, oltre che il suo regalo ("Eri tu il regalo!! Perché me ne hai fatto uno? Dovevi appenderti un nastro al collo!"): una scatola gigante di palle di Mozart, dei cioccolatini austriaci.
In questo momento la scatola è a metà, circa.
Alla fine sono venuti fuori settanta mini cupcake e, quando mi sono chiesta se fossero abbastanza per otto persone, ho realizzato di essere la degna figlia di mio padre.
Per la pizzeria ci siamo affidati alle recensioni su tripadvisor e, quando siamo arrivati, orrore degli orrori: ci è toccato aspettare un'ora per cenare!
Tutti chiacchieravano tra loro, ma io dentro di me urlavo: "Oddio, è la sfiga di compleanno! Si scazzeranno tutti perché ci tocca aspettare secoli per cenare! E avevo pure prenotato! E se poi la pizza fa pure schifo?"
La pizza non faceva schifo, se v'interessa saperlo.
Nell'attesa tra l'altro Terry e Mario mi hanno dato il loro regalo (e io che mi ero raccomandata di non farlo!!!): "Le Parole Segrete", di Joanne Harris, che si va a sommare al libro ricevuto per posta da Antonio, Ilaria e Daniela, ovvero "Il Castello per Ognidove", della Jones, che mentre vi scrivo, sappiatelo, ho già divorato e adorato.
Dopo cena siamo andati a casa di Caterina per mangiare i cupcake e, mentre li tiravamo fuori dal frigo Caterina e Riccardo hanno insistito che aprissi il loro bruttissimo regalo handmade.
Non è che lo chiamo brutto perché lo penso, eh... cito solo le loro parole!
Per i più curiosi, si tratta di un paraorecchie di un verde quasi nero (e il verde e il nero, combinazione - o forse no - sono i miei colori preferiti), con delle strane orecchie attaccate che mi fanno sembrare un elfo.
Sono andata avanti cinque minuti a sbatacchiare le mie nuove orecchie squittendo: "Dobby è un elfo libero!!!"
Poi ho dovuto smettere perché nel frattempo i cupcake erano arrivati ad una temperatura adeguata, e se parlo, va da sé, non posso masticare come si deve.
Su settanta cupcake, sappiate che ne sono avanzati diciassette ("Occa**o, lo sapevo, dovevo farne di più!!!").
La serata si è conclusa benone, ma in realtà la storia non finisce qui, perché c'è un ultimo, piccolo paragrafo di cui parlarvi.
Domenica 12 ottobre c'è stato un meeting di Subspedia a Milano.
Siamo andati a pranzo insieme a Rosso Pomodoro, e lì ho scoperto che la vanga tutto sommato mi sarebbe servita: mentre ancora guardo il menù delle pizze, chiedendomi dove accidenti sia la Margherita, arriva Walter e mi deposita davanti una borsa enorme che si trascinava dietro dal mattino, e mi dice che è per me.
Non solo ho aperto il regalo a sorpresa di alcuni dei miei amici della community di sottotitoli, ma mi sono anche dovuta alzare in piedi per farlo mentre Vali mi faceva un video per Dora e l'altra Valentina, che avevano partecipato al regalo ma non erano presenti.
Rosso Pomodoro è niente, in confronte al colore della mia faccia, che non potevo vedere ma potevo senza ombra di dubbio percepire e immaginare.
Avrei voluto piangere per la commozione, però c'era davvero troppa gente e mi sono limitata ad esibire un rossore spettacolare.
Il mio regalo erano una piastra per cupcake/muffin e una per i waffel. Nello stesso momento, combinazione, Enos mi scriveva un messaggio per avvisarmi che c'era della crema di nocciole handmade in frigo, regalata da cognato e dalla sua fidanzata.
Una volta ero a dieta.
Insomma, questa è la storia di una maledizione spezzata e di tanto tanto ammmmoreh tra amici, e di come Claudia finalmente ha capito che non serve schivare il proprio compleanno, se lo si passa con le persone giuste!
Quindi, grazie un po' a tutti: a chi mi ha fatto gli auguri, a chi mi ha fatto regali, a chi è venuto alla festa di compleanno che non pensavo avrei mai organizzato, a chi avrebbe voluto abitare vicino per esserci e a chi, semplicemente, mi vuole bene.
Vi lascio con un'ultima foto, giusto per concludere degnamente questo post scritto un po' al presente e un po' al passato:
E voi vi chiederete: "perché accidenti dedicare addirittura un articolo sul blog al tuo compleanno?"
No, non si tratta di egocentrismo quanto più di un evento estremamente raro, che in quanto tale merita di essere documentato.
Ma più raro ancora dell'evento stesso è il fatto che la maledizione si è spezzata. Quale maledizione? Se volete saperlo, non vi resta che andare avanti nella lettura!
Partiamo dal presupposto che il mio compleanno è sempre stato, per me, un giorno sfigatissimo.
L'energia negativa dell'universo si è sempre ed irrimediabilmente concentrata su di me ogni cinque ottobre, incasinandomi la vita.
Visione apocalittica? Sì, parecchio, ma forse la pensereste così anche voi se a dieci anni foste finiti a passare la vostra festa in camera, da soli, a piangere perché tutti gli invitati avevano deciso di ammutinarsi e giocare a Ruba Bandiera, il gioco che più odiate al mondo.
O se il vostro ex vi avesse rovinato l'unica festa a sorpresa della vostra vita.
O se ai diciotto anni tutti fossero fuggiti subito dopo cena, non potendo rinunciare ad una serata in discoteca che potevano ripetere un altro sabato.
Insomma, ad un certo punto Claudia si è rotta le scatole e ha deciso che, se proprio doveva andare così male ogni volta, avrebbe rinunciato a festeggiare, perché tanto è "uno in più, nient'altro che un numero" (cit.).
Non che la sopracitata energia negativa dell'universo mi abbia lasciato in pace quando non festeggiavo, eh, ma almeno la cosa era più sopportabile.
L'unica cosa che faccio dal 2008 è pranzare con la famiglia del mio compagno e mangiare una fetta di torta con loro, cosa che facciamo ogni anno per tutti i componenti della famiglia.
C'è una sola cosa che cambierei di questi pranzi, ed è... beh, la dannata candelina sulla torta.
Chi mi conosce sa che stare al centro dell'attenzione mi imbarazza da morire, e il culmine si raggiunge quando ti trovi a dover spegnere la candelina (e se sei sfigato forte vogliono pure farti la foto mentre fai la bocca a culo di gallina per soffiare) e tutti ti cantano la stramaledetta canzoncina e poi, non contenti, ti fanno pure l'applauso, che è quasi (ma quasi) più imbarazzante di quello che fanno al pilota Ryanair quando atterra. Ma dettagli, cosa non farei per una fetta di torta!
Cooooomunque, tornando a noi... la mia idea iniziale era di fare come ogni anno, ovvero evitare come la peste festeggiamenti e cercare di non attirare troppo la sfiga, ma non avevo calcolato Alejandra, la mia amica messicana che forse qualcuno ricorda da QUESTO POST.
Fatto sta che Alejandra decide di venirmi a trovare proprio la settimana in cui cade il mio compleanno ed io, in un momento di gioia e masochismo, decido di fare un nuovo tentativo e festeggiare.
E festeggiare davvero stavolta, non come nel 2008 quando sono andata a mangiare una pizza con Enos e i suoi amici che mi conoscevano da poco e non sapevano che fosse il mio compleanno (e a cui, ovviamente, ho evitato di dirlo)!
Mi sarò pentita circa ottocento miliardi di volte da quando ho deciso di festeggiare, però ormai...........
La prima vera difficoltà che mi mette in agitazione è la preparazione dei mini cupcake che volevo assolutamente fare come dolce: venerdì sera, il 3 ottobre, mi metto all'opera e preparo la solita base di cupcake al cioccolato che faccio sempre, presa dal sito di Misya.
Per la prima volta in assoluto, ci finisce troppo lievito (la ricetta lo indica a cucchiaini e non in grammi) e i miei piccoli, poveri cupcake collassano!
Ora immaginatemi, alle dieci di sera e sporca di cioccolato mentre cerco di fare delle decorazioni di cioccolato fuso su carta da forno con la penna da dolci e, presa dal nervosismo, scarico tutta la penna su un angolo del foglio e prendo il cioccolato fuso direttamente col dito per mangiarmelo.
Immaginate anche quel povero disgraziato di Enos che non sa più cosa dire o fare, mentre io mi lamento della sfiga cosmica: "BUUUUUUUUUUUUU! TE L'AVEVO DETTO CHE IL MIO COMPLEANNO PORTA SFIGA, E TU NON VOLEVI CREDERCI!! GUARDA I MIEI CUPCAKE!"
"Dai, che sistemiamo in qualche modo! Li rifacciamo!"
"BUUUUUUUUUU! NON C'E' PIU' TEMPO! SONO SEMPRE VENUTI, SEMPRE, E OGGI GUARDA CASO SI SUICIDANO! E' IL MIO COMPLEANNO, LO SAPEVO! SANNO DI ESSERE I MIEI CUPCAKE DI COMPLEANNO!"
Se pensate che io stia inventando di sana pianta i miei discorsi... detesto ammetterlo ma no, l'ho pensato e detto sul serio.
La sfiga di compleanno era arrivata in anticipo a mettermi i bastoni tra le ruote!
Fortunatamente con me c'era Enos che ha riportato l'equilibrio nel mondo, o meglio, l'equilibrio nell'impasto, aggiungendo nuovo impasto senza lievito fino a stabilizzare il tutto.
Enos santo subito, manco a dirlo.
Ho finito di sfornare alle tre del mattino, ma ne è valsa la pena.
Sabato andiamo a prendere al punto d'incontro Alejandra, che dovrebbe arrivare in auto con Paul, il fidanzato austriaco, e qui arriva il secondo problema: si sono persi e sono finiti a Trieste!
Che la sfiga di compleanno abbia colpito anche loro?
Ovviamente la mia testa inizia a fare pensieri tipo: "E se, viste le tante ore di auto, si fermano a dormire a Trieste e poi domani, per qualche oscuro motivo, non arrivano in tempo per festeggiare? Oddio, lo sapevo che non dovevo organizzare una festa!"
Mi ero già più che pentita di avere organizzato, ma ormai era tardi, considerato che avevo già invitato le persone e che Mario, uno degli invitati, si era preso la serata libera dal lavoro apposta per esserci.
Mi sono limitata a maledire le mie idee del cavolo e a sperare che Alejandra e Paul riuscissero ad arrivare.
Forse in quel momento la Sfiga si è ricordata che gli obiettivi non erano loro e che non era giusto che dovessero pagarla, perché finalmente riescono a trovare la strada e arrivare.
Passiamo la serata al pub, Paul probabilmente aveva le Duracell, altrimenti non mi spiego come possa essere così sveglio e pimpante dopo una decina di ore passate a guidare.
Nel frattempo, mentre il cellulare si rifiuta di avere campo, mi arrivano i primi messaggi d'auguri perché la mezzanotte è passata.
Enos se ne rende conto a casa e mi fa gli auguri, poi ovviamente andiamo a dormire perché siamo tutti a pezzi, tranne Paul che dice: "Ma quindi ora si va a letto?" e io che mi chiedo: "Minchia, cosa vuoi fare all'una del mattino e dopo che ti sei alzato alle sei per fare dieci ore di viaggio, esattamente?".
Altri auguri sono poi arrivati sia al telefono che su facebook, compreso - con mia somma delizia - un disegno personalizzato di un'amica veneta che ho conosciuto finalmente di persona giusto una settimanina fa (e fate un salto sulla sua paginetta, da bravi, cliccate QUI).
La mattina dopo mi sono alzata di buon'ora per decorare i mini cupcake, che ho finito quasi tutti da sola, ma è una cosa di ben poco conto rispetto alla felicità di avere Ale in tempo a casa mia! Paul, invece, doveva partire domenica pomeriggio per tornare a casa, ma riuscito a partecipare al pranzo di compleanno con la famiglia di Enos.
Con mia somma delizia, sono riuscita a schivare le candeline e mi sono anche risparmiata la canzoncina.
Mi sono gettata dietro le spalle la vanga per scavarmi la fossa dell'imbarazzo e mi sono goduta il pranzo.
Nel pomeriggio ho finito le ultime decorazioni cupcakose (?) e Ale mi ha dato una mano, oltre che il suo regalo ("Eri tu il regalo!! Perché me ne hai fatto uno? Dovevi appenderti un nastro al collo!"): una scatola gigante di palle di Mozart, dei cioccolatini austriaci.
In questo momento la scatola è a metà, circa.
Alla fine sono venuti fuori settanta mini cupcake e, quando mi sono chiesta se fossero abbastanza per otto persone, ho realizzato di essere la degna figlia di mio padre.
Per la pizzeria ci siamo affidati alle recensioni su tripadvisor e, quando siamo arrivati, orrore degli orrori: ci è toccato aspettare un'ora per cenare!
Tutti chiacchieravano tra loro, ma io dentro di me urlavo: "Oddio, è la sfiga di compleanno! Si scazzeranno tutti perché ci tocca aspettare secoli per cenare! E avevo pure prenotato! E se poi la pizza fa pure schifo?"
La pizza non faceva schifo, se v'interessa saperlo.
Nell'attesa tra l'altro Terry e Mario mi hanno dato il loro regalo (e io che mi ero raccomandata di non farlo!!!): "Le Parole Segrete", di Joanne Harris, che si va a sommare al libro ricevuto per posta da Antonio, Ilaria e Daniela, ovvero "Il Castello per Ognidove", della Jones, che mentre vi scrivo, sappiatelo, ho già divorato e adorato.
Dopo cena siamo andati a casa di Caterina per mangiare i cupcake e, mentre li tiravamo fuori dal frigo Caterina e Riccardo hanno insistito che aprissi il loro bruttissimo regalo handmade.
Non è che lo chiamo brutto perché lo penso, eh... cito solo le loro parole!
Per i più curiosi, si tratta di un paraorecchie di un verde quasi nero (e il verde e il nero, combinazione - o forse no - sono i miei colori preferiti), con delle strane orecchie attaccate che mi fanno sembrare un elfo.
Sono andata avanti cinque minuti a sbatacchiare le mie nuove orecchie squittendo: "Dobby è un elfo libero!!!"
Poi ho dovuto smettere perché nel frattempo i cupcake erano arrivati ad una temperatura adeguata, e se parlo, va da sé, non posso masticare come si deve.
Su settanta cupcake, sappiate che ne sono avanzati diciassette ("Occa**o, lo sapevo, dovevo farne di più!!!").
La serata si è conclusa benone, ma in realtà la storia non finisce qui, perché c'è un ultimo, piccolo paragrafo di cui parlarvi.
Domenica 12 ottobre c'è stato un meeting di Subspedia a Milano.
Siamo andati a pranzo insieme a Rosso Pomodoro, e lì ho scoperto che la vanga tutto sommato mi sarebbe servita: mentre ancora guardo il menù delle pizze, chiedendomi dove accidenti sia la Margherita, arriva Walter e mi deposita davanti una borsa enorme che si trascinava dietro dal mattino, e mi dice che è per me.
Non solo ho aperto il regalo a sorpresa di alcuni dei miei amici della community di sottotitoli, ma mi sono anche dovuta alzare in piedi per farlo mentre Vali mi faceva un video per Dora e l'altra Valentina, che avevano partecipato al regalo ma non erano presenti.
Rosso Pomodoro è niente, in confronte al colore della mia faccia, che non potevo vedere ma potevo senza ombra di dubbio percepire e immaginare.
Avrei voluto piangere per la commozione, però c'era davvero troppa gente e mi sono limitata ad esibire un rossore spettacolare.
Il mio regalo erano una piastra per cupcake/muffin e una per i waffel. Nello stesso momento, combinazione, Enos mi scriveva un messaggio per avvisarmi che c'era della crema di nocciole handmade in frigo, regalata da cognato e dalla sua fidanzata.
Una volta ero a dieta.
Insomma, questa è la storia di una maledizione spezzata e di tanto tanto ammmmoreh tra amici, e di come Claudia finalmente ha capito che non serve schivare il proprio compleanno, se lo si passa con le persone giuste!
Quindi, grazie un po' a tutti: a chi mi ha fatto gli auguri, a chi mi ha fatto regali, a chi è venuto alla festa di compleanno che non pensavo avrei mai organizzato, a chi avrebbe voluto abitare vicino per esserci e a chi, semplicemente, mi vuole bene.
Vi lascio con un'ultima foto, giusto per concludere degnamente questo post scritto un po' al presente e un po' al passato:
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Vita quotidiana
domenica 12 ottobre 2014
"Basta un giorno così..."
E' tardi, sono stanca e potrei scrivere a caso, ma scrivo lo stesso.
Ci sono persone per cui vale proprio la pena essere al mondo, perché se non ci fossi stato te le saresti perse e sarebbe stato davvero, ma davvero un peccato.
Ci sono persone che possono cancellare centoventi giorni stronzi, come diceva Max Pezzali, ma io ho l'impressione che in tanti possano cancellarne anche mille.
Arriva quel momento in cui non importa cosa la gente pensi di te, perché ci sono quelle persone che ti vogliono bene, che te lo dimostrano e ti rendi conto che ti basta così, e ti avanza pure il resto.
Sarà che quando sono stanca divento sentimentale, o sarà che veramente ci vorrebbero più giornate così... fatto sta che davvero, GRAZIE.
Grazie a chi oggi c'era, a chi ha fatto un lungo viaggio per passare del tempo tutti insieme, a chi mi ha conosciuta per la prima volta e a chi mi ha rivisto con piacere.
Grazie a chi mi ha fatto un regalo a sorpresa facendomi diventare viola che neanche le orecchie di Ron Weasley nei momenti peggiori, a chi ha trovato il tempo per un caffè da tre euro (per non parlare della coca da 5), a chi mi ha incontrata oggi per la prima volta, ma in fondo è come conoscersi da sempre.
Grazie a chi oggi non c'era, ma fa parte della famiglia, e famiglia significa che nessuno viene lasciato indietro, e se lo dice Stitch ci credo.
Grazie anche a chi mi vuol male, a chi non mi capisce e a chi non mi sopporta: è grazie a voi se riesco a godere ancora più a fondo dell'amicizia di chi mi vuole bene.
Ci sono persone per cui vale proprio la pena essere al mondo, perché se non ci fossi stato te le saresti perse e sarebbe stato davvero, ma davvero un peccato.
Ci sono persone che possono cancellare centoventi giorni stronzi, come diceva Max Pezzali, ma io ho l'impressione che in tanti possano cancellarne anche mille.
Arriva quel momento in cui non importa cosa la gente pensi di te, perché ci sono quelle persone che ti vogliono bene, che te lo dimostrano e ti rendi conto che ti basta così, e ti avanza pure il resto.
Sarà che quando sono stanca divento sentimentale, o sarà che veramente ci vorrebbero più giornate così... fatto sta che davvero, GRAZIE.
Grazie a chi oggi c'era, a chi ha fatto un lungo viaggio per passare del tempo tutti insieme, a chi mi ha conosciuta per la prima volta e a chi mi ha rivisto con piacere.
Grazie a chi mi ha fatto un regalo a sorpresa facendomi diventare viola che neanche le orecchie di Ron Weasley nei momenti peggiori, a chi ha trovato il tempo per un caffè da tre euro (per non parlare della coca da 5), a chi mi ha incontrata oggi per la prima volta, ma in fondo è come conoscersi da sempre.
Grazie a chi oggi non c'era, ma fa parte della famiglia, e famiglia significa che nessuno viene lasciato indietro, e se lo dice Stitch ci credo.
Grazie anche a chi mi vuol male, a chi non mi capisce e a chi non mi sopporta: è grazie a voi se riesco a godere ancora più a fondo dell'amicizia di chi mi vuole bene.
E' stata una giornata fantastica, ce ne vorrebbero di più, ma per ora
mi limito a partire dal reset di centoventi giorni stronzi, o forse
mille, e riparto con più energia.
Non servono tag e non servono altre parole, voi che oggi c'eravate, o che ci avete pensato, sapete cosa intendo.
Non servono tag e non servono altre parole, voi che oggi c'eravate, o che ci avete pensato, sapete cosa intendo.
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Vita quotidiana
domenica 17 agosto 2014
Io & Mirabilandia
Un giorno un certo signor Grogan ha deciso di scrivere un libro intitolato "io & Marley", quindi non vedo perché io non possa scrivere un piccolo post sul blog intitolato "io & Mirabilandia", che poi anche se non diventa un best seller va bene lo stesso.
In realtà non so bene come iniziare, né come finire, so solo che mentre tornavo a casa (da Mirabilandia, ovviamente) ero pienissima di idee su cose da scrivere.
Le idee, stranamente, ci sono più o meno ancora, quel che non c'è è uno schema ben preciso, ma come al solito improvviserò, tanto devo giusto scrivere per me e per qualche lettore. Mica per svalutarvi, gente, vorrei creare post fichissimi da leggere, ma diventa difficile alle dieci e cinquantanove di sera, appena tornata e stanca morta. Anzi, facciamo morta senza stanca.
Ho come la sensazione che finirò domani, e ho anche il vago sentore di divagare, ma non ne sono sicura perché sono così stanca che le mie dita stanno muovendosi in automatico seguendo il filo dei pensieri di una Claudia decisamente zombie.
Insomma, ho messo il pilota automatico.
La mia prima volta a Mirabilandia è stata nel lontano 2008, che detto così pare ieri perché tutti pensiamo di essere ancora nel 2000, ma poi cavoli, è proprio il 2014, quindi ci sono stata ben sei anni fa, e in sei anni succedono un sacco di cose, tipo fidanzarsi con l'amico friendzonato di cui ti sei innamorata durante il soggiorno al parco, ingrassare, quelle cose lì.
Insomma, dicevo, la mia prima volta a Mirabilandia è stata nel 2008, e da allora non ho più mollato la presa.
Questa è stata la mia quarta volta al parco, ed è capitato un po' per caso, quando un'amica in vacanza da quelle parti mi ha invitata ad unirmi a lei e al fratello per un tuffo nel divertimento.
Chi ero io per dire di no? Soprattutto considerando che in realtà sono stata io ad invitarla, e che lei ha semplicemente rilanciato raccontandomi che doveva già andare col fratello.
Non vi dico l'emozione di tornare, tanto che - forse per uno sbalzo ormonale da premestruo, ed una volta tanto non è una scusa - quando ho visto la ruota panoramica e la discesa del Katun stagliarsi all'orizzonte mi è scesa la lacrimuccia. Sono una sentimentalona.
Il primo giorno l'abbiamo passato con la mia amica Valentina, il fratello e un suo amico, mentre il secondo per un paio di imprevisti siamo tornati per il giorno gratis bonus da soli, come una vera coppietta che ricorda com'è stato innamorarsi.
Entrambi i giorni sono stati divertenti (e stancanti. Un sacco), ma non voglio parlarvi di questi due giorni nello specifico, quanto del mio rapporto in generale con Mirabilandia e le sue attrazioni.
Siccome in quattro anni di parco ho provato quasi tutte le attrazioni, eccezion fatta per quelle dei bambini (forse, però, avrei dovuto fare la giostra dei cavalli, che ha due piani, il che la rende assolutamente figa e per niente inopportuna per qualunque donna adulta), è forse il caso di fare un elenco delle principali, raccontandovi del mio parere e delle mie esperienze.
PAKAL: Non importa essere a Mirabilandia e provare il Pakal, troverete questo tipo di montagna russa per famiglie in qualsiasi luna park cittadino.
Forse, però, i simil pakal del vostro luna park preferito non frenano come questo, che cerca di indurre ogni uomo a sparare a salve per il resto della propria vita.
Allo stesso modo, non importa quante montagne russe simili possiate trovare in giro: ci salirete ugualmente, e farete anche la fila per avere l'opportunità di castrarvi senza passare in ospedale.
EUROWHEEL: dovevano scegliere un nome figo, forse, però si tratta semplicemente della ruota panoramica... e che ruota! La più alta nell'Europa continentale.
Un giro è praticamente d'obbligo, fosse anche solo per dire che siete stati sulla ruota panoramica più alta di bla bla.
Per me corrisponde un po' ad un'attrazione estrema, visto che soffro di vertigini... la mia prima volta sulla ruota è stata un incubo!
Riassumo semplicemente la mia esperienza con un: "OMMIODDIO SIAMO FERMI!!!" "No, guarda, ci muoviamo lentamente, ma non siamo fermi!"
Momento di imbarazzo, subito seguito dalla quiete, poi Enos fa per alzarsi e dice: "Mi siedo lì vicino a te?"
Pucci, lui, che voleva tranquillizzarmi e invece si becca un: "NO CA**O STAI FERMO CHE SE NO DONDOLA TUTTO!!!"
DISCOVERY: La famosa torre che ti fa salire e ti ributta giù in velocità.
Ci sono salita una volta, facendomi coraggio, e mi è bastata! Durante la salita avevo tutto il tempo di notare quanto in alto stessimo andando, e per quanti metri mi sarei sentita come in caduta libera.
Panico a non finire, soprattutto quando, dalla cima, ho sentito il rumore dei pistoni e mi sono resa conto che sì, lo stavo facendo davvero.
Neanche il tempo di pensare che ero un'idiota che sono precipitata, urlando come una pazza.
La foto che hanno scattato durante la discesa era da dimenticare, ve l'assicuro.
L'urlo di Munch mi fa una pippa.
COLUMBIA: la torre sorella del Discovery, che ti lancia verso l'alto anziché verso il basso.
Ho preferito rispetto al Discovery: non c'era tempo per farsi prendere dal panico, prima ancora di poter inveire contro il mondo o chiamare la mamma, a seconda dei casi, vieni già mandato in orbita.
Ci sono salita più volte, ma in realtà durante le mie ultime visite non me la sono proprio sentita, confesso!
Prima o poi..........
RIO BRAVO: l'attrazione che tutti snobbano decantandone l'inutilità e che però, chissà come, ha sempre un sacco di coda. Un po' come Berlusconi e i suoi voti, insomma.
Sì, parlo proprio delle rapide.
I posti sul gommone sono da nove, ergo puoi capitare insieme a chiunque per il tuo giretto: puoi beccare il coetaneo come il ragazzino montato o l'allegra famigliola.
Se ve lo chiedete, questa volta mi è capitata una zia dall'aria severa con quattro pargoletti urlanti di circa sei anni.
Se poi volete provare a immaginarla, pensate a Giulia di "Se cucini ti sposo" e alla sua pignoleria.
NIAGARA: ecco, questo sì che è inutile!
Ti fai due orette di coda per salire di ventisette metri a bordo di un vagoncino e ripiombare giù scatenando una splendida onda anomala che ti infradicia fino alla punta delle scarpe.
Dopo aver rifatto un giro sul Niagara quest'anno, ho deciso che sì, carino ed è fantastico bagnarsi visto il caldo che fa in agosto, però vale la pena giusto se non c'è fila, altrimenti meglio utilizzare i soffioni con il getto vaporizzato.
Tra l'altro se non ti appoggi bene alle protezioni quando arrivi in fondo prendi una botta che non vi dico... Ho avuto il terrore che mi fossero rientrate le tette, dal contraccolpo, l'ultima volta che ci sono salita!
Quindi, se vi fate un giretto sul Niagara, mi raccomando: appoggiatevi e, per una volta nella vostra vita, date retta al cartello in cima alla salita che vi dice con un disegnino di non alzare le braccia per fare i fighi durante la discesa.
E, se il Niagara trova il suo perché nel farti bagnare e rinfrescare, qualcuno ha trovato il modo di vanificare il pregio dell'attrazione inserendo distributori automatici di impermeabili o, se qualcuno preferisce bagnarsi, asciugatori in cui infilarsi per tornare come nuovi.
Se mi leggete e usate l'impermeabile o l'asciugatore, già che ci siete spiegatemi perché, così ne troverò il senso!
Secoli di coda sprecati, che amarezza.
RESET: non se lo fila nessuno, il che è fantastico così Claudia può entrare indisturbata, senza passare dal via, e godersi un giro al fresco.
Sempre che riusciate ad arrivare vivi al tornello, perché l'entrata è buia da morire.
Anche oggi ho tirato una craniata contro il muro e affermato, suscitando l'ilarità della coppietta dietro di noi: "Uno si aspetterebbe di morire sull'iSpeed o sul Katun, mica in coda per il Reset!".
Si tratta di un percorso in cui devi sparare a dei puntini luminosi, avvalendoti di una pistola con laser.
A me onestamente piace, e non solo per il fresco... mi diverto davvero, specie quando batto chi siede accanto a me.
Anche oggi, quasi appena entrata, sbotto: "Ehi, la mia pistola non va, non s'illumina niente!"
Enos risponde: "...Ma se sei già a settanta mila! A cosa cacchio hai sparato?!"
Sì, ho un'aura pontentissima.
iSPEED: Bello, ma mai quanto il Katun, mi spiace!
Quando sei lì, che guardi il semaforino e senti il conto alla rovescia, pensi quasi di poter morire già PRIMA di iniziare il giro!
Salita e discesa sono pesantissime, ma mai quanto le botte alle orecchie e/o collo (a seconda dell'altezza) che prendi dopo!
Su quell'attrazione c'è l'imprecazione facile, ve lo dico io!
KATUN: sì, mi sono lasciata il meglio per ultimo, perché il Katun è in assoluto la mia attrazione preferita di Mirabilandia!
Un inverted coaster (insomma, piedini a penzoloni) davvero bellissimo, che farei centordicimila volte di fila se potessi, invece mi sono dovuta limitare a otto o nove qualche anno fa.
Quando ci sali - ma già durante la fila - trovi sempre qualcuno che si sta Katun-sverginando e che quindi prega più o meno tutti i santi (esistenti e non).
Questi soggetti sono gli stessi che urlano appena si parte, come se non ci fosse una luuuunga salita prima di dover iniziare.
Parti in curva, subito panico come se fossi già in caduta libera. Ci riaggiorniamo dopo, amico, se già stai messo così.
Quando poi parte la discesa, c'è una splendida falsa partenza, e lì pensi: "Ah, sì, beh, non urlo neanche... non è così peso!"
Illusi, sul serio: appena il vagone si raddrizza prendi un bel po' di velocità e ve l'assicuro: non urlare è difficile!
Un paio di volte ho provato, risultato? Più o meno implodi XD
Tra l'altro quest'anno hanno aggiunto alle foto i video, mortacci loro!
Con le foto, una volta che sapevi dove scattavano, potevi fare una faccia stupida o un bel sorriso, col video vi ci voglio proprio vedere!
Conclusione? Mi si è visto mentre mi guardavo le tette per assicurarmi che la scollatura fosse rimasta al suo posto.
Riferito da Enos, io onestamente scendevo senza occhiali (che peccato non potermi fare il Katun in HD!) ed evitavo accuratamente di rimetterli finché non ero fuori di lì.
Sia mai che per errore vedo una mia faccia da pene invisibile o qualche smorfia assurda, eddai!
Un consiglio da amica: se passate da quelle parti e c'è fila fin sugli scalini, fatela ugualmente: in realtà passerete piuttosto in fretta, entrando ventotto persone alla volta!
NOTE A PIE' DI PAGINA (ergo: nozioni e commenti che non sapevo dove infilare e che vi beccate comunque):
- Come cavolo la sceglie la gente i vestiti per andare a Mirabilandia? Lo sanno che fa un caldo d'inferno? Che il parco è enorme e quindi si cammina un sacco?
Ragazze coi tacchi, coi leggins lunghi (cioè, comodi sono comodi, ma mi suda anche l'anima solo a guardarti, amica) o, combo delle combo, entrambe le cose in contemporanea.
Ho visto anche un tizio con il costume da bagno e... una camicia nera con le maniche a tre quarti!
SEI SERIO? Ti ha scelto i vestiti il tuo fratellino di due anni?!
Le mascotte vi tireranno un sacco di accidenti, pensando che abbiate l'occasione di stare a petto nudo o in costume mentre loro fanno la sauna salutando bambini tutto il giorno che, per inciso, manco se le cagano.
- La cosa più bella del mondo è sdraiarsi sul prato davanti al Discovery per vedere la gente che sale.
Si può scommettere su chi urlerà di più, cercare di stabilire di che colore saranno una volta "atterrati" eccetera eccetera!
Ora me la rido, gente, ma vi capisco: ricordo ancora la foto che mi hanno scattato sulla torre, e vorrei poter dimenticare la mia faccia terrorizzata che manco se fossi sul set di Paranormal Activity.
- Figo il Divertical... O almeno, lo sarebbe se non fosse sempre chiuso! Pensavamo di essere stati sfortunati noi nei due giorni in cui siamo andati, invece documentandoci via web abbiamo scoperto che l'attrazione è quasi sempre chiusa, purtroppo.
Se avete avuto l'onore e il privilegio di salirci sopra, vi prego: fatemi sapere che brrrrrivido si prova lungo la prima, vertiginosa discesa!
- So che ho già citato prima la categoria, ma... la gente spaventata dalle attrazioni è proprio puccia!
Per lo meno, lo è quando tu potresti tranquillamente fare il Katun canticchiando, cosa che peraltro ho fatto, scegliendo una delle varie musiche da "Il signore degli anelli".
Gente sui vent'anni che ti dice "Eh, ma ho paura che mi succeda qualcosa, se salgo sul Katun!"
"No, guarda, l'attrazione è sicura, non c'è da preoccuparsi!"
"Ma ho paura che mi venga un attacco di cuore!"
.... Ok.
Gente che ti chiede, durante la salita, se possono slacciarsi le protezioni durante il giro. E di nuovo, ok.
Siete pucciosi e io forse forse alla mia prima volta un po' vi somigliavo. Ma solo un po'.
- La mia dama di compagnia per Jack mi ha lasciato disegnini sparsi su post-it.
Scommetto che non avete una dog sitter così faiga!
- Non mancano mai le mamme esasperate che alle undici del mattino (e il parco apre alle dieci) minacciano il figlio di riportarlo a casa/lasciarlo lì e andarsene/tirargli uno schiaffo.
- A proposito di figli... che hanno i ragazzini di oggi? Parevano tutti dirigersi ad un funerale. E poi c'ero io, che non ero la Marmotta che confezionava la cioccolata, ma ero semplicemente una ventiseienne tornata bambina che strillava: "SIAMO A MIRABILANDIAAAAAAAAAAAAA!!"
- Il viaggio di ritorno a casa quando non fa ancora buio è una figata, puoi passare il tempo guardando le nuvole!
Enos mi guardava come se mi fossi fatta una pera, sarà perché ci ho visto cose come un pesce che faceva una linguaccia, Jenus di Don Alemanno in posa da Supermen completo di mantello, Bob Marley con una canna in bocca e il tipico cappello che tiene su i rasta che, perdonate, non so come si chiama e un paio di pokemon, tra cui, confesso, un Blastoise con un pene enorme.
IN CONCLUSIONE: mentre tornavo a casa da Mirabilandia pensavo ad un sacco di cose da scrivere sul parco, metà delle quali ho sicuramente dimenticato perché, invece di rientrare direttamente, mi sono fermata a mangiare con dogsitter e il suo ragazzo al cinese.
Ho iniziato a scrivere appena tornata, stanca morta e con i piedi che strillavano, per poi finire solo oggi, quattro giorni dopo!
Se qualcuno di voi ha urlato alla curva prima della salita del Katun, si è messo la camicia per visitare il parco eccetera eccetera, non offendetevi: si scherza (più o meno)!
Voleva essere un post ironico (ma per chi se lo chiede, il Blastoise in erezione l'ho visto davvero.) sulle mie esperienze sulle attrazioni e all'interno del parco.
Posso dire solo che, al di là delle cavolate che ho scritto, sono davvero molto affezionata a Mirabilandia e sono stata felicissima di tornare!
Se anche voi ci siete stati, fatemi sapere quali sono le vostre attrazioni preferite eccetera eccetera!
In realtà non so bene come iniziare, né come finire, so solo che mentre tornavo a casa (da Mirabilandia, ovviamente) ero pienissima di idee su cose da scrivere.
Le idee, stranamente, ci sono più o meno ancora, quel che non c'è è uno schema ben preciso, ma come al solito improvviserò, tanto devo giusto scrivere per me e per qualche lettore. Mica per svalutarvi, gente, vorrei creare post fichissimi da leggere, ma diventa difficile alle dieci e cinquantanove di sera, appena tornata e stanca morta. Anzi, facciamo morta senza stanca.
Ho come la sensazione che finirò domani, e ho anche il vago sentore di divagare, ma non ne sono sicura perché sono così stanca che le mie dita stanno muovendosi in automatico seguendo il filo dei pensieri di una Claudia decisamente zombie.
Insomma, ho messo il pilota automatico.
La mia prima volta a Mirabilandia è stata nel lontano 2008, che detto così pare ieri perché tutti pensiamo di essere ancora nel 2000, ma poi cavoli, è proprio il 2014, quindi ci sono stata ben sei anni fa, e in sei anni succedono un sacco di cose, tipo fidanzarsi con l'amico friendzonato di cui ti sei innamorata durante il soggiorno al parco, ingrassare, quelle cose lì.
Insomma, dicevo, la mia prima volta a Mirabilandia è stata nel 2008, e da allora non ho più mollato la presa.
Questa è stata la mia quarta volta al parco, ed è capitato un po' per caso, quando un'amica in vacanza da quelle parti mi ha invitata ad unirmi a lei e al fratello per un tuffo nel divertimento.
Chi ero io per dire di no? Soprattutto considerando che in realtà sono stata io ad invitarla, e che lei ha semplicemente rilanciato raccontandomi che doveva già andare col fratello.
Non vi dico l'emozione di tornare, tanto che - forse per uno sbalzo ormonale da premestruo, ed una volta tanto non è una scusa - quando ho visto la ruota panoramica e la discesa del Katun stagliarsi all'orizzonte mi è scesa la lacrimuccia. Sono una sentimentalona.
Il primo giorno l'abbiamo passato con la mia amica Valentina, il fratello e un suo amico, mentre il secondo per un paio di imprevisti siamo tornati per il giorno gratis bonus da soli, come una vera coppietta che ricorda com'è stato innamorarsi.
Entrambi i giorni sono stati divertenti (e stancanti. Un sacco), ma non voglio parlarvi di questi due giorni nello specifico, quanto del mio rapporto in generale con Mirabilandia e le sue attrazioni.
Siccome in quattro anni di parco ho provato quasi tutte le attrazioni, eccezion fatta per quelle dei bambini (forse, però, avrei dovuto fare la giostra dei cavalli, che ha due piani, il che la rende assolutamente figa e per niente inopportuna per qualunque donna adulta), è forse il caso di fare un elenco delle principali, raccontandovi del mio parere e delle mie esperienze.
PAKAL: Non importa essere a Mirabilandia e provare il Pakal, troverete questo tipo di montagna russa per famiglie in qualsiasi luna park cittadino.
Forse, però, i simil pakal del vostro luna park preferito non frenano come questo, che cerca di indurre ogni uomo a sparare a salve per il resto della propria vita.
Allo stesso modo, non importa quante montagne russe simili possiate trovare in giro: ci salirete ugualmente, e farete anche la fila per avere l'opportunità di castrarvi senza passare in ospedale.
EUROWHEEL: dovevano scegliere un nome figo, forse, però si tratta semplicemente della ruota panoramica... e che ruota! La più alta nell'Europa continentale.
Un giro è praticamente d'obbligo, fosse anche solo per dire che siete stati sulla ruota panoramica più alta di bla bla.
Per me corrisponde un po' ad un'attrazione estrema, visto che soffro di vertigini... la mia prima volta sulla ruota è stata un incubo!
Riassumo semplicemente la mia esperienza con un: "OMMIODDIO SIAMO FERMI!!!" "No, guarda, ci muoviamo lentamente, ma non siamo fermi!"
Momento di imbarazzo, subito seguito dalla quiete, poi Enos fa per alzarsi e dice: "Mi siedo lì vicino a te?"
Pucci, lui, che voleva tranquillizzarmi e invece si becca un: "NO CA**O STAI FERMO CHE SE NO DONDOLA TUTTO!!!"
DISCOVERY: La famosa torre che ti fa salire e ti ributta giù in velocità.
Ci sono salita una volta, facendomi coraggio, e mi è bastata! Durante la salita avevo tutto il tempo di notare quanto in alto stessimo andando, e per quanti metri mi sarei sentita come in caduta libera.
Panico a non finire, soprattutto quando, dalla cima, ho sentito il rumore dei pistoni e mi sono resa conto che sì, lo stavo facendo davvero.
Neanche il tempo di pensare che ero un'idiota che sono precipitata, urlando come una pazza.
La foto che hanno scattato durante la discesa era da dimenticare, ve l'assicuro.
L'urlo di Munch mi fa una pippa.
COLUMBIA: la torre sorella del Discovery, che ti lancia verso l'alto anziché verso il basso.
Ho preferito rispetto al Discovery: non c'era tempo per farsi prendere dal panico, prima ancora di poter inveire contro il mondo o chiamare la mamma, a seconda dei casi, vieni già mandato in orbita.
Ci sono salita più volte, ma in realtà durante le mie ultime visite non me la sono proprio sentita, confesso!
Prima o poi..........
RIO BRAVO: l'attrazione che tutti snobbano decantandone l'inutilità e che però, chissà come, ha sempre un sacco di coda. Un po' come Berlusconi e i suoi voti, insomma.
Sì, parlo proprio delle rapide.
I posti sul gommone sono da nove, ergo puoi capitare insieme a chiunque per il tuo giretto: puoi beccare il coetaneo come il ragazzino montato o l'allegra famigliola.
Se ve lo chiedete, questa volta mi è capitata una zia dall'aria severa con quattro pargoletti urlanti di circa sei anni.
Se poi volete provare a immaginarla, pensate a Giulia di "Se cucini ti sposo" e alla sua pignoleria.
NIAGARA: ecco, questo sì che è inutile!
Ti fai due orette di coda per salire di ventisette metri a bordo di un vagoncino e ripiombare giù scatenando una splendida onda anomala che ti infradicia fino alla punta delle scarpe.
Dopo aver rifatto un giro sul Niagara quest'anno, ho deciso che sì, carino ed è fantastico bagnarsi visto il caldo che fa in agosto, però vale la pena giusto se non c'è fila, altrimenti meglio utilizzare i soffioni con il getto vaporizzato.
Tra l'altro se non ti appoggi bene alle protezioni quando arrivi in fondo prendi una botta che non vi dico... Ho avuto il terrore che mi fossero rientrate le tette, dal contraccolpo, l'ultima volta che ci sono salita!
Quindi, se vi fate un giretto sul Niagara, mi raccomando: appoggiatevi e, per una volta nella vostra vita, date retta al cartello in cima alla salita che vi dice con un disegnino di non alzare le braccia per fare i fighi durante la discesa.
E, se il Niagara trova il suo perché nel farti bagnare e rinfrescare, qualcuno ha trovato il modo di vanificare il pregio dell'attrazione inserendo distributori automatici di impermeabili o, se qualcuno preferisce bagnarsi, asciugatori in cui infilarsi per tornare come nuovi.
Se mi leggete e usate l'impermeabile o l'asciugatore, già che ci siete spiegatemi perché, così ne troverò il senso!
Secoli di coda sprecati, che amarezza.
RESET: non se lo fila nessuno, il che è fantastico così Claudia può entrare indisturbata, senza passare dal via, e godersi un giro al fresco.
Sempre che riusciate ad arrivare vivi al tornello, perché l'entrata è buia da morire.
Anche oggi ho tirato una craniata contro il muro e affermato, suscitando l'ilarità della coppietta dietro di noi: "Uno si aspetterebbe di morire sull'iSpeed o sul Katun, mica in coda per il Reset!".
Si tratta di un percorso in cui devi sparare a dei puntini luminosi, avvalendoti di una pistola con laser.
A me onestamente piace, e non solo per il fresco... mi diverto davvero, specie quando batto chi siede accanto a me.
Anche oggi, quasi appena entrata, sbotto: "Ehi, la mia pistola non va, non s'illumina niente!"
Enos risponde: "...Ma se sei già a settanta mila! A cosa cacchio hai sparato?!"
Sì, ho un'aura pontentissima.
iSPEED: Bello, ma mai quanto il Katun, mi spiace!
Quando sei lì, che guardi il semaforino e senti il conto alla rovescia, pensi quasi di poter morire già PRIMA di iniziare il giro!
Salita e discesa sono pesantissime, ma mai quanto le botte alle orecchie e/o collo (a seconda dell'altezza) che prendi dopo!
Su quell'attrazione c'è l'imprecazione facile, ve lo dico io!
KATUN: sì, mi sono lasciata il meglio per ultimo, perché il Katun è in assoluto la mia attrazione preferita di Mirabilandia!
Un inverted coaster (insomma, piedini a penzoloni) davvero bellissimo, che farei centordicimila volte di fila se potessi, invece mi sono dovuta limitare a otto o nove qualche anno fa.
Quando ci sali - ma già durante la fila - trovi sempre qualcuno che si sta Katun-sverginando e che quindi prega più o meno tutti i santi (esistenti e non).
Questi soggetti sono gli stessi che urlano appena si parte, come se non ci fosse una luuuunga salita prima di dover iniziare.
Parti in curva, subito panico come se fossi già in caduta libera. Ci riaggiorniamo dopo, amico, se già stai messo così.
Quando poi parte la discesa, c'è una splendida falsa partenza, e lì pensi: "Ah, sì, beh, non urlo neanche... non è così peso!"
Illusi, sul serio: appena il vagone si raddrizza prendi un bel po' di velocità e ve l'assicuro: non urlare è difficile!
Un paio di volte ho provato, risultato? Più o meno implodi XD
Tra l'altro quest'anno hanno aggiunto alle foto i video, mortacci loro!
Con le foto, una volta che sapevi dove scattavano, potevi fare una faccia stupida o un bel sorriso, col video vi ci voglio proprio vedere!
Conclusione? Mi si è visto mentre mi guardavo le tette per assicurarmi che la scollatura fosse rimasta al suo posto.
Riferito da Enos, io onestamente scendevo senza occhiali (che peccato non potermi fare il Katun in HD!) ed evitavo accuratamente di rimetterli finché non ero fuori di lì.
Sia mai che per errore vedo una mia faccia da pene invisibile o qualche smorfia assurda, eddai!
Un consiglio da amica: se passate da quelle parti e c'è fila fin sugli scalini, fatela ugualmente: in realtà passerete piuttosto in fretta, entrando ventotto persone alla volta!
NOTE A PIE' DI PAGINA (ergo: nozioni e commenti che non sapevo dove infilare e che vi beccate comunque):
- Come cavolo la sceglie la gente i vestiti per andare a Mirabilandia? Lo sanno che fa un caldo d'inferno? Che il parco è enorme e quindi si cammina un sacco?
Ragazze coi tacchi, coi leggins lunghi (cioè, comodi sono comodi, ma mi suda anche l'anima solo a guardarti, amica) o, combo delle combo, entrambe le cose in contemporanea.
Ho visto anche un tizio con il costume da bagno e... una camicia nera con le maniche a tre quarti!
SEI SERIO? Ti ha scelto i vestiti il tuo fratellino di due anni?!
Le mascotte vi tireranno un sacco di accidenti, pensando che abbiate l'occasione di stare a petto nudo o in costume mentre loro fanno la sauna salutando bambini tutto il giorno che, per inciso, manco se le cagano.
- La cosa più bella del mondo è sdraiarsi sul prato davanti al Discovery per vedere la gente che sale.
Si può scommettere su chi urlerà di più, cercare di stabilire di che colore saranno una volta "atterrati" eccetera eccetera!
Ora me la rido, gente, ma vi capisco: ricordo ancora la foto che mi hanno scattato sulla torre, e vorrei poter dimenticare la mia faccia terrorizzata che manco se fossi sul set di Paranormal Activity.
- Figo il Divertical... O almeno, lo sarebbe se non fosse sempre chiuso! Pensavamo di essere stati sfortunati noi nei due giorni in cui siamo andati, invece documentandoci via web abbiamo scoperto che l'attrazione è quasi sempre chiusa, purtroppo.
Se avete avuto l'onore e il privilegio di salirci sopra, vi prego: fatemi sapere che brrrrrivido si prova lungo la prima, vertiginosa discesa!
- So che ho già citato prima la categoria, ma... la gente spaventata dalle attrazioni è proprio puccia!
Per lo meno, lo è quando tu potresti tranquillamente fare il Katun canticchiando, cosa che peraltro ho fatto, scegliendo una delle varie musiche da "Il signore degli anelli".
Gente sui vent'anni che ti dice "Eh, ma ho paura che mi succeda qualcosa, se salgo sul Katun!"
"No, guarda, l'attrazione è sicura, non c'è da preoccuparsi!"
"Ma ho paura che mi venga un attacco di cuore!"
.... Ok.
Gente che ti chiede, durante la salita, se possono slacciarsi le protezioni durante il giro. E di nuovo, ok.
Siete pucciosi e io forse forse alla mia prima volta un po' vi somigliavo. Ma solo un po'.
- La mia dama di compagnia per Jack mi ha lasciato disegnini sparsi su post-it.
Scommetto che non avete una dog sitter così faiga!
- Non mancano mai le mamme esasperate che alle undici del mattino (e il parco apre alle dieci) minacciano il figlio di riportarlo a casa/lasciarlo lì e andarsene/tirargli uno schiaffo.
- A proposito di figli... che hanno i ragazzini di oggi? Parevano tutti dirigersi ad un funerale. E poi c'ero io, che non ero la Marmotta che confezionava la cioccolata, ma ero semplicemente una ventiseienne tornata bambina che strillava: "SIAMO A MIRABILANDIAAAAAAAAAAAAA!!"
- Il viaggio di ritorno a casa quando non fa ancora buio è una figata, puoi passare il tempo guardando le nuvole!
Enos mi guardava come se mi fossi fatta una pera, sarà perché ci ho visto cose come un pesce che faceva una linguaccia, Jenus di Don Alemanno in posa da Supermen completo di mantello, Bob Marley con una canna in bocca e il tipico cappello che tiene su i rasta che, perdonate, non so come si chiama e un paio di pokemon, tra cui, confesso, un Blastoise con un pene enorme.
IN CONCLUSIONE: mentre tornavo a casa da Mirabilandia pensavo ad un sacco di cose da scrivere sul parco, metà delle quali ho sicuramente dimenticato perché, invece di rientrare direttamente, mi sono fermata a mangiare con dogsitter e il suo ragazzo al cinese.
Ho iniziato a scrivere appena tornata, stanca morta e con i piedi che strillavano, per poi finire solo oggi, quattro giorni dopo!
Se qualcuno di voi ha urlato alla curva prima della salita del Katun, si è messo la camicia per visitare il parco eccetera eccetera, non offendetevi: si scherza (più o meno)!
Voleva essere un post ironico (ma per chi se lo chiede, il Blastoise in erezione l'ho visto davvero.) sulle mie esperienze sulle attrazioni e all'interno del parco.
Posso dire solo che, al di là delle cavolate che ho scritto, sono davvero molto affezionata a Mirabilandia e sono stata felicissima di tornare!
Se anche voi ci siete stati, fatemi sapere quali sono le vostre attrazioni preferite eccetera eccetera!
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